Bertolaso alla Camera: “Stralciata la spa”. Pd e Idv: non basta, no alla fiducia. Il gip: gli indagati restano in carcere

16 Febbraio 2010 0 Di luna_rossa

"Spa", Bertolaso conferma lo stralcioIl gip: «Gli indagati restano in carcere»

Restano in carcere gli arrestati per l’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Lo ha deciso il gip di Firenze Rosario Lupo, respingendo le richieste di revoca delle misure cautelari in carcere. La richiesta di revoca era stata presentata dalle difese di Angelo Balducci, Diego Anemone e Mauro Della Giovampaola (il quarto arrestato è Fabio De Santis). Intrattenendosi brevemente con i giornalisti il gip Lupo ha spiegato che «permangono tutte le esigenze di custodia cautelare. Resta valida l’ordinanza».

È cominciato a Perugia il vertice tra i magistrati perugini e romani relativo all’inchiesta per gli appalti per il G8. I pm romani sono stati fatti entrare nella procura del capoluogo umbro da un ingresso secondario, sfuggendo così a giornalisti, fotografi e teleoperatori in attesa davanti all’ingresso principale. Sull’inchiesta e sul vertice di oggi i pm di Perugia stanno mantenendo un riserbo assoluto. 

Bertolaso alla Camera Sarà un emendamento del relatore al dl emergenze, Agostino Ghiglia (pdl), ad abrogare la norma che trasforma la protezione civile in Spa. Lo annuncia lui stesso durante la sospensione dei lavori della commissione ambiente della Camera, che attende di riprendere la seduta una volta che i testi saranno formalizzati. Ghiglia spiega che trattandosi di un decreto non si possono stralciare le norme e che quindi si procederà con proposte soppressive. Da lui sono arrivati circa 10-11 emendamenti, che modificheranno altri articoli del provvedimento già approvato dal Senato.

Per quanto riguarda l’articolo 16, quello sulla Spa, Ghiglia spiega che rimarranno sostanzialmente tutti i commi che riguardano l’utilizzo delle flotte aeree ossia i canadair. Tra gli emendamenti del relatore ce n’è anche uno che riformula il comma 5 dell’articolo 3, ossia quello che era stato ribattezzato dall’opposizione come uno “scudo” per Bertolaso. Il relatore sottolinea che la norma «non riguarderà i procedimenti in sede giudiziaria, ma solo quelli amministrativi e civili»,.Viene cioè esclusa la sospensione dei procedimenti penali per quanto riguarda le situazioni di commissariamento in campania. Altra novità importante: la sospensione di tutte le tasse per 6 mesi nei territori colpiti dalle calamità naturali. «Se siamo nei tempi la questione di fiducia non si rende necessaria», dice Ghiglia. Nel caso in cui si procedesse a blindare il testo, il relatore sottolinea come la fiducia sarebbe messa sul testo uscito dalla Commissione. Ghiglia si dice convinto che entro il primo pomeriggio di oggi sarà possibile terminare l’esame in Commissione e spiega che alle opposizioni sarà dato una mezz’ora di tempo per sub-emendare le proposte a sua firma

Il Pd ha chiesto una sospensione dei lavori della commissione Ambiente di Montecitorio che sta esaminando il decreto emergenze. Come hanno spiegato Ermete Realacci e Roberto Zaccaria, il Pd vuole «aspettare di vedere gli emendamenti» annunciati che prevedono lo stralcio delle norme sulla Protezione civile. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Guido Bertolaso, hanno spiegato i Democratici, «ha soltanto illustrato la scheda tecnica del decreto aggiungendo che l’articolo 16 verrà stralciato lasciando in piedi comunque due commi, quelli relativi alla flotta aerea». La capogruppo del Pd in Commissione Raffaella Mariani, inoltre, ha chiesto «un tempo congruo, almeno due ore in più per presentare subemendamenti agli emendamenti annunciati dal relatore».

«Lo stralcio della spa è una vittoria dell’opposizione ma non è sufficiente. Nel decreto permangono problemi di costituzionalità e di merito. Ho sentito gli altri gruppi dell’opposizione e siamo pronti a ridurre drasticamente il numero degli emendamenti purchè vengano portati al confronto e al voto in aula. Di fronte a questa proposta il maxi-emendamento e la fiducia sarebbero semplicemente uno strumento per tenere insieme una maggioranza a pezzi», attacca il capogruppo Pd Franceschini. Sulla stessa linea anche l’Idv.

Dice Bersani: «Non possiamo allestire per la Protezione civile una soluzione di una società che è un colpo allo Stato e un colpo al mercato, insomma un pasticcio. Se il governo ritira quella norma fa solo il suo dovere e per noi questo è molto più importante». «Esiste una questione di tranquillità della Protezione civile e anche di buon nome che deve essere tutelato – ha aggiunto – in questo senso chiediamo a Bertolaso di assumersi le proprie responsabilità. Per quanto riguarda l’inchiesta della magistratura sui lavori per il G8 vedremo se ci sono ipotesi di reato, ma bisogna rispettare il lavoro dei magistrati, non sono per dare sentenze. Ci sono responsabilità della politica che prescindono dalla magistratura, cui non possiamo affidare tutto». Per Bersani «fare norme che non consentano deviazioni è un compito della politica, così come è un compito della politica preservare il buon nome della Protezione civile».

Il balletto delle dimissioni L’operazione salvate Mister Emergenze prosegue, ma al momento può dirsi riuscita solo a metà. Anzi: a guardarla con gli occhi del Cavaliere, e a dar retta ai boatos, rischia di tramutarsi in una doppia sconfitta. Se infatti ieri è divenuta ufficiale la notizia che il governo rinuncerà all’istituzione della Protezione civile spa (un punto che Berlusconi ha tentato di difendere in ogni modo), resta assai incerto il destino di Guido Bertolaso.

La lettura dei giornali di ieri, la trascrizione di alcune intercettazioni sul suo incontro con Monica – la massaggiatrice del Salaria sport village, le previsioni nere sui prossimi capitoli sbattuti in prima pagina, hanno di nuovo portato il capo della protezione civile sull’orlo delle dimissioni. Un’ipotesi che Bertolaso ha concretamente valutato, ma che si è scontrata di nuovo con le intenzioni del Cavaliere. Silvio Berlusconi, infatti, resta convinto di non potersi permettere una tale debacle, tantomeno in seguito a un attacco dei giudici, tantomeno con le Regionali alle porte. Una uscita di scena di Bertolaso, come spiegano nel Pdl, indebolirebbe assai l’aureo principio (del premier) per il quale accuse e procedimenti non devono indurre a dimissioni. Non solo: ridurrebbe in polvere tutto l’impianto sul quale il Cavaliere ha impostato la propria campagna elettorale. Berlusconi come uomo del fare, l’imprenditore che taglia con l’accetta le lungaggini e risolve i problemi: «Questo genere di immagine ha in Bertolaso il suo fiore all’occhiello: se crolla lui, crolla tutto», spiega una voce interna alla maggioranza.

Così ieri Berlusconi, per tramite di Gianni Letta, ha fatto di tutto per evitare lo showdown. «Dimissioni congelate almeno fino a mercoledì», sarebbe il compromesso di giornata. Di fatto, proprio in una telefonata con sua maestà della Mediazione, Bertolaso ha preso accordi per presentarsi oggi – a nome del governo – in commissione Ambiente, dove si discuterà il contestato decreto emergenze. Sul fronte del testo, anche grazie alla moral suasion del Quirinale, la maggioranza è arrivata ad un accordo, reso ufficiale ieri da Gianfranco Fini: «L’articolo 16, che istituiva la Protezione civile spa, sarà stralciato, il decreto depotenziato». Non verrà invece stralciato lo scudo giudiziario previsto all’articolo 3 del provvedimento: tuttavia ieri i tecnici hanno lavorato a lungo per «circoscriverlo», essendo emerse proprio all’interno della maggioranza delle perplessità sulla formulazione dell’immunità, da alcuni giudicata «privadi giustificazioni». Al di là delle singole modifiche, il destino del provvedimento a questo punto sembra chiaro: dopo lo stralcio dell’articolo 16 e gli altri ritocchi, il testo uscito dalla commissione Ambiente dovrebbe poi essere assorbito in un maxiemendamento-fotocopia, sul quale mercoledì il governo metterà la fiducia.

Tuttavia, come si diceva all’inizio, la decisione di depotenziare il decreto è stata presa a dispetto delle intenzioni iniziali di Berlusconi. Il Cavaliere voleva infatti «blindare» il decreto. Ma i molti e sempre più pesanti distinguo nella maggioranza – dal silente Tremonti fino al tuonante Bossi che ieri ha detto no alla spa, passando per i finiani Bocchino e Baldassarri – l’hanno costretto a cambiare i suoi piani. Considerando il caso Poli Bortone – che Berlusconi non è riuscito a candidare alla Regione Puglia per il gioco dei veti interni – è la seconda volta che, in poche settimane, il Cavaliere si fa imbrigliare dalla propria maggioranza. Relativamente a questa legislatura, si tratta una novità, nel Silvio-mondo.

L’Unità 16.02.2010