“Sahid era straniero, nessun aiuto” | la Nuova Ferrara

20 Febbraio 2010 0 Di ken sharo

“Sahid era straniero, nessun aiuto” | la Nuova Ferrara.

Un grande necrologio “provocatorio” sulla prima pagina del nostro quotidiano ‘la Nuova Ferrara’, dedicato a Sahid Belamel, straniero e clandestino, morto dal freddo a San Valentino dopo essere stato per molte ore nudo e ferito ai bordi di una strada senza che nessuno lo soccorresse. Voluto dal direttore Paolo Boldrini per scuotere la città su tanta indifferenza. Intanto parla l’amico che abitava con il marocchino e non sa darsi pace: “stava per fidanzarsi”

Il necrologio de La Nuova Ferrara Il necrologio de La Nuova Ferrara

FERRARA. Sullo schermo del computer compare ancora la foto di Sahid, la faccia seria, ripreso da un amico. «Sono cinque notti che non dormo – racconta il suo ex coinquilino, un magrebino di 22 anni – la casa mi sembra vuota, non riesco ad abituarmi alla sua assenza». Sahid Belamel è morto assiderato domenica mattina dopo aver atteso per ore che qualcuno lo aiutasse, in via Colombo, prima periferia. I medici hanno stabilito che è rimasto per troppe ore nudo ed esposto al freddo. «Ora c’è una domanda che mi gira nella testa – prosegue l’amico – perché non è stato soccorso, perchè era straniero?».

Belamel, 25 anni o 30 a seconda della fonte (i documenti riportano dati diversi, per l’ex coinquilino sono 30 «come c’è scritto sul suo passaporto», dice), era arrivato a Ferrara un paio d’anni fa. Marocchino, clandestino (ma stava cercando di ottenere la regolarizzazione), senza precedenti di polizia di qualche rilievo, si era stabilito assieme a un amico al terzo piano di una palazzina di via Boiardo: camera da letto, cucina, servizi. Per vivere eseguiva «piccoli lavoretti», riferiscono gli amici, in particolare «riparava le auto dei connazionali». Per tenere i contatti col resto del mondo aveva frequentato un phone-center, da qualche mese si era dotato di un computer e chattava in Internet. «Grazie a Facebook aveva conosciuto una ragazza di Pistoia – ricorda l’amico – questa settimana avrebbe dovuto comprare i vestiti nuovi che avrebbe indossato sabato (oggi, ndr) durante la visita a lei e alla famiglia. Voi lo chiamereste incontro di fidanzamento».

Forse anche per questo motivo era «contentissimo» sabato scorso e aveva fatto bisboccia in casa con due connazionali. Una serata molto rumorosa, cena a base di cous-cous probabilmente innaffiata da una abbondante dose di alcol. Poi gli amici sono usciti di casa e lui è stato contattato da un altri conoscenti. «Sahid non beveva durante la settimana – sottolinea il connazionale – ma al sabato voleva far festa, divertirsi». La serata era proseguita in discoteca. Sahid aveva iniziato a sentirsi molto male dopo le 3. «Io quella sera l’ho passata in compagnia di altre persone – aggiunge il ragazzo – mi hanno detto che Sahid aveva bevuto molto e che a un certo punto è caduto per terra». L’amico sa che «era stato chiamato un taxi. Non capisco però perchè non sia stata chiamata un’ambulanza. Chi ha visto Sahid dice che era appoggiato contro qualcosa all’esterno del locale, che non sembrava in grado di reggersi in piedi». Quello che all’ex coinquilino risulta incomprensibile è «perchè nessuno si è interessato a lui. Dicono che è morto di freddo, che è rimasto fuori senza vestiti, ho visto che sul posto c’erano anche tracce di sangue. Tutto questo è durato tre, quattro ore. Possibile che nessuno abbia capito che stava rischiando la vita? Se avessi incontrato io qualcuno in quelle condizioni non ci avrei pensato un attimo: lo avrei caricato in auto e lo avrei portato in ospedale».

Nessuno invece ha soccorso Sahid. Lui ha vagato attorno a via Colombo, probabilmente stordito dall’alcol, e verso le 5 del mattino è caduto nelle acque gelide del Canal Bianco. Quando ne è uscito si è spogliato lasciando gli abiti zuppi di acqua vicino alle sponde, poi si è trascinato, procurandosi diverse lesioni, per avvicinarsi alla strada. Ma i passanti lo hanno ignorato (un’auto che ha rallentato senza fermarsi è stata anche inquadrata dalla telecamera a circuito chiuso di un’azienda vicina). Gli inquirenti hanno ricostruito nei dettagli il quadro in cui si è consumata questa tristissima storia che sta suscitando reazioni forti e indignate. Il magistrato titolare delle indagini, Nicola Proto, sta valutando se contestare (e a chi) l’omissione di soccorso.

(20 febbraio 2010)