aggiornamento antirazzisti scarcerati – report riesame – Indymedia piemonte

13 Marzo 2010 0 Di ken sharo

aggiornamento antirazzisti scarcerati – report riesame – Indymedia piemonte.

venerdi 12 marzo è arrivato l’esito della camera di consiglio dei giudici del tribunale del riesame Gianni Macchioni, Monica Supertino e Daniela Rispoli rispetto ai 7 antirazzisti torinesi che 17 giorni prima erano stati colpiti da misure restrittive su iniziativa dal santo inquisitore Padalino

i giudici hanno annullato l’assurda accusa di associazione a delinquere per i 7, ordinando la scarcerazione e le seguenti misure:

– Andrea, Fabio e Marco obbligo di firma quotidiano

– Paolo obbligo di firma trisettimanale

– Luca obbligo di dimora nel comune di Torino

– Maja e Massimo nessuna restrizione

In giornata tutti i compagni hanno ricevuto notifica del provvedimento e ora sono liberi.

Luca è uscito dalle Vallette verso le 22, portando i segni di un pestaggio subito proprio poco prima da parte di alcuni secondini

Di seguito un report dell’udienza del riesame dello scorso martedi 9 marzo, con l’articolata e appassionata discussione da parte della difesa che ha smontato il teorema accusatorio ostinatamente portato avanti dai PM. Si avvisa che il resoconto non è completo, potrebbe contenere errori e non corrisponde alle esatte parole pronunciate in aula. Comunque può dare un’idea di com’è andata.

RIASSUNTO DEL GIUDICE
L’udienza si apre con il riassunto da parte del giudice relatore, la quale nel riassumere il contenuto dell’ordinanza che ha portato agli arresti del 23 febbraio e la situazione carceraria dei ricorrenti rivela una cosa che non sapevamo, e cioè che Padalino aveva chiesto anche il sequestro preventivo dei locali e la sospensione della frequenza di Radio Blackout, cosa che la GIP Gai ha negato autorizzando la perquisizione.

DICHIARAZIONE DI ANDREA
Di fronte alla richiesta del giudice se vi sono dichiarazioni da parte degli inquisiti, Andrea informa di voler consegnare una memoria scritta e ne riassume il contenuto.
La memoria riguarda in particolare una delle accuse che ricorrono nell’ordinanza (un’ordinanza i cui contenuti, sottolinea, potrebbero ben essere utilizzati per un processo contro i CIE), e cioè quella di istigazione a delinquere, che si riferisce soprattutto al fatto che gli inquisiti istigherebbero gli immigrati reclusi nei CIE a ribellarsi e a distruggere le strutture.
Premettendo il paradosso per cui in questa società il definirsi anarchico da un certo punto di vista può automaticamente significare istigazione a delinquere, Andrea afferma poi che la ribellione degli immigrati nei CIE c’è sempre stata da quando ci sono queste strutture, ed è oggettivamente determinata dalla privazione della libertà e dalle sofferenze cui sono costretti. Il fatto di ribellarsi è una naturale manifestazione del loro essere uomini.
Lui e i suoi compagni all’esterno non aggiungono nulla a questa ribellione, se non il fatto di far sentire ai reclusi che non sono soli.

PRESENTAZIONE MATERIALE
-L’avvocato Novaro presenta ai giudici tre memorie scritte, di cui lui si appresta a discutere le prime due mentre la terza verrà discussa dall’avvocato Lea Fattizzo.
Inoltre vengono forniti ai giudici dei cd con il materiale pubblicato nei mesi di settembre e ottobre 2009 sul blog Macerie, gestito da alcuni degli inquisiti, e alcuni video significativi di avvenimenti all’interno dei CIE, in particolare il brutale pestaggio della polizia nel CIE di Gradisca del 21 settembre 2009, evento documentato nei giorni successivi solo grazie al lavoro dei redattori di Macerie.
Vengono poi consegnate due lettere: una di Gabriele Del Grande, curatore dell’autorevole osservatorio on-line sull’immigrazione “Fortress Europe”, e una di Marco Rovelli, autore del libro “Lager italiani”, sui CIE appunto. Entrambi esprimono apprezzamento per il blog Macerie annoverandolo tra le loro fonti di informazione.
Infine, un breve video sulla protesta al Museo Egizio del 29 giugno 2008 (alcuni giorni dopo l’omicidio di un ragazzo egiziano da parte del suo datore di lavoro) in cui si vede uno scambio di spinte di entità ridicola tra Luca e un tipo che sta sulla porta del museo (è uno degli episodi di “violenza” riportati nell’ordinanza).
-La PM Pedrotta presenta le foto di alcuni caschi trovati in casa di Fabio durante la perquisizione e dello striscione recante la scritta FUOCO AI C.I.E. comparso fuori dal balcone della casa dove Marco era agli arresti domiciliari il giorno dello sciopero degli immigrati. Presenta inoltre (e ne parlerà poi) un nuovo fascicolo di accuse relative ai mesi di novembre-dicembre 2009 (l’ordinanza del 23 febbraio contiene fatti compresi tra il maggio 2008 e l’8 ottobre 2009).

DISCUSSIONE DELLA DIFESA
L’avvocato Novaro discute le prime due memorie, partendo dal materiale su quella che è la drammatica situazione nei CIE in Italia e sull’attività delle cosiddette minoranze etiche che si battono contro queste vergognose istituzioni. Fa riferimento al diritto costituzionale alla libera associazione ed opinione e anche all’opinione di diversi studiosi democratici (Norberto Bobbio ad esempio) sulla “necessità” del conflitto sociale e sul diritto di ribellarsi come elemento di una dialettica democratica.
In questo contesto caratterizzato da fatti come le morti dei migranti in mare, i respingimenti al confine con l’Europa, i pestaggi e le sofferenze all’interno dei CIE, gli inquisiti svolgono la loro attività di cassa di amplificazione e di solidarietà.
Ha ragione Andrea ad argomentare che non esiste l’istigazione a delinquere, nè esiste l’associazione a delinquere ma vi sono una serie di fatti, per lo più simbolici e dimostrativi, messi in atto da più persone, anche in concorso, in maniera non gerarchica (contrariamente a quanto dice l’ordinanza che vuole individuare in Andrea e Fabio i “capi del sodalizio”) nel corso di attività che durano ben oltre l’attività dell’Assemblea Antirazzista, organismo che si scioglie nel giugno 2009. Inoltre il numero degli indagati non è chiaro: oltre ai 7 colpiti da misure cautelari sono indicate altre 6 persone, poi ne compaiono altre 7 nella richiesta di proroga delle indagini (e arriviamo a 20), contando però il numero complessivo dei segnalati si arriva a 69, a riprova che gli atti contestati sono compiuti da una notevole varietà di persone.
Viene definito ridicolo il fatto che l’accusa di associazione venga costruita anche facendo riferimento a un post pubblicato sul sito indymedia che, come riportato nei commenti allo stesso post, potrebbe essere benissimo stato scritto da un poliziotto.
Negli episodi specifici (irruzioni alla Croce Rossa, al Museo Egizio, al consolato greco, alla CGIL, protesta sotto la casa del colonnello della Croce Rossa Antonio Baldacci e altro ancora) si riscontra un livello di violenza è “da scuola elementare”.
L’ordinanza dice che i mezzi individuati come propri dell’associazione sono megafono, vernice (sic!) e caschi da moto secondo quanto aggiunto dalla PM poco prima; poi vi è l’utilizzo di radio blackout e del suo famigerato servizio “cisti viaggia informato”, servizio che tutt’al più può aiutare gli extracomunitari a non incappare nelle retate ma che però è promosso da tutta la radio e non dagli accusati.
In merito a certe frasi e slogan roboanti usati nelle trasmissioni e altrove (“bisogna distruggere le carceri”, “fuoco ai CIE” etc.), che significherebbero istigazione a delinquere, a parte che per ognuna andrebbe evidenziato il contesto si può dire che esse facciano parte del linguaggio politico, dove a volte le si “spara grosse”. Anche Erri De Luca ha detto che bisogna distruggere i CIE ma nessuno si sogna di accusarlo di istigazione a delinquere.
Altro strumento delinquenziale sarebbe poi il sito Macerie, che però come si può vedere e apprezzare dal materiale pubblicato è essenzialmente un sito di controinformazione.
Viene poi sottolineato l’accanimento della procura di Torino e in particolare della polizia nei confronti di alcuni degli imputati. Per Andrea e Fabio infatti recentemente erano stati chiesti e parzialmente ottenuti 4 anni di sorveglianza speciale più il divieto di dimora a Torino, provvedimento poi revocato in un altro giudizio nel dicembre 2009. Fabio è stato arrestato due volte per resistenza a pubblico ufficiale e poi assolto. Su alcuni imputati era stata aperta e poi archiviata pochi mesi prima un’inchiesta per 270bis, sostituita poco tempo dopo da questa per associazione a delinquere.
A tutte queste forzature viene aggiunto il fatto che i PM nel nuovo fascicolo di accuse basandosi su un’intercettazione in cui viene usata un’espressione di uso ormai comune come “gruppi di affinità” tirano fuori strumentalmente gli attacchi con esplosivo al CIE di Gradisca e alla Bocconi di Milano del dicembre 2009.
In conclusione viene chiesta la scarcerazione di tutti gli imputati.
Nel suo intervento l’avvocato Fattizzo parlando dei fatti specifici ribadisce che in più casi non c’è stata neppure violenza privata. Ad esempio nel caso del consolato greco l’occupazione si è svolta in un clima superdisteso e la moglie del console, che stando all’ordinanza è stata strattonata minacciata e chissà cos’altro, non vuole neanche sporgere querela. Se in alcuni casi si è andati un pò oltre non si è trattato di episodi preordinati, in questo tipo di iniziative sono cose che capitano.
Da ultimo l’avvocato Soter Catalano interviene brevemente riguardo al caso particolare di Massimo, costretto al divieto di dimora in provincia di Torino.

REPLICA DELL’ACCUSA
La PM Pedrotta (assente Padalino) replica affermando che da quanto si è sentito anche la difesa ammette l’esistenza di reati, e infatti l’ordinanza non mette in discussione il diritto di opinione sui CIE ma il fatto di commettere reati per impedirne la “regolare funzionalità”; aggiunge e ribadisce però che il grave è che questi reati sono commessi secondo un programma criminale che vuole condurre alla guerriglia urbana, nella speranza che i cittadini extracomunitari si sollevino e diano fuoco alla città e alle carceri.
Ritorna sull’intercettazione contenente l’espressione “gruppi di affinità”, collegandola alla rivendicazione dell’attacco esplosivo alla Bocconi di Milano.
Sviscerando  nei dettagli la medesima intercettazione ne desume che tra i nostri delinquenti si è andato formando un gruppo ristretto con ampi poteri i cui capi sono Andrea e Fabio mentre Maja con la sua personalità decide chi entra e chi esce!
Aggiunge che Andrea e Fabio nelle udienze sulla sorveglianza speciale hanno rivendicato la necessità di fare iniziative efficaci contro i CIE, il che si traduce  nel fatto che gli operatori dei CIE e certi partiti politici diventano bersagli di queste iniziative. La moglie del console greco se non sporge querela è perchè è spaventata.
Infine sottolinea che nel periodo in cui erano sotto sorveglianza speciale Andrea e Fabio hanno in qualche modo seguito e alimentato la protesta nel CIE del 6 novembre, l’occupazione dello stabile disabitato denominato Lostile e la protesta che c’è stata durante lo sgombero del 10 dicembre.
Conclude dicendo che i nostri delinquenti se dicono di avere rispetto per gli extracomunitari, di certo non ne hanno per chi lavora nei CIE e per chi è a favore dei CIE.