Perina: «E’ solo la punta dell’iceberg, il Partito è senza classe dirigente»

4 Marzo 2010 0 Di luna_rossa

di Susanna Turco – L’Unità – 04.03.2010

Il caos sulle liste ha fatto emergere la punta dell’iceberg: a questo punto nessuno può negare che l’iceberg esista. Il Pdl deve essere ancora costruito. E sconsiglio di farsi tentare da predellini bis». Flavia Perina, deputata finiana, ha pubblicato ieri sul giornale che dirige, il Secolo d’Italia, un corsivetto anonimo intitolato: Sturmtruppen. Dove si spiega che il partito-caserma porta dritto dritto allo scatafascio sulla presentazione delle liste: «Altro che esercito del bene».
I dirigenti del Pdl somigliano alle Sturmtruppen?
«Ho cercato di dare voce allo sconcerto degli elettori del Pdl».

Sono gli effetti del partito-caserma?
«Magari il Pdl fosse un partito caserma: lo schema sarebbe comunque da superare, ma almeno ci sarebbe un minimo di ordine e di logica. Uno direbbe andate lì, e si andrebbe lì».

Qui uno dice andate lì…
«E non si riesce nemmeno a presentare le liste come si deve».

E’ piaciuta l’idea delle Sturmtruppen?
«Ci hanno scritto in tanti, spiegando che si deve voltare pagina: non solo gestire l’esistente, ma costruire una classe dirigente che superi la logica dei singoli potentati».

Del caos delle liste hanno responsabilità solo i dirigenti locali oppure anche i coordinatori del partito?
«In senso lato, una responsabilità ce l’hanno: perché già nella costruzione delle liste si evidenziava uno sfilacciamento generale che andava affrontato. Si doveva superare la logica del 70-30 e cercare anche i profili di merito dei candidati. Invece, non si è andati oltre la sommatoria di entourages».

C’entra l’idea che poi tanto è Berlusconi che porta i voti?
«Certo. C’è chi proprio per questo non si applica. O anche chi sostiene che dovremmo essere un mero comitato elettorale. Serve un partito che agisca. Senza una struttura che faccia da camera di compensazione, si alimenta l’arrembaggio di gruppi e gruppetti».

Ingovernabili sembrano anche le faide, ormai in chiaro, tra ex An e ex Fi…
«Il vero discrimine che vedo è tra chi crede nella politica ed è capace di farla, e chi no. Dopodiché, questa vicenda delle liste obbliga tutti a riflettere sul grado di maturità del partito: che è insufficiente, per Berlusconi come per Fini. Dopo le elezioni questi problemi andranno affrontati».

Con un bel congresso?
«Una riflessione collettiva sarebbe importante. Ci sono tanti strumenti per farla. L’unico che di certo non va bene è quello di chi pensa “mi alzo la mattina e vi dico che cosa si fa”».

E lei crede che Berlusconi avrà voglia di fare una riflessione collettiva?
«Comunque lo schema non potrà essere quello di un Predellino bis. Già il primo non è stato sufficiente a elaborare lo schema di un partito che funzioni. Non credo che ora andrebbe meglio».

Berlusconi si lamenta, non ne può più degli attacchi di Fini
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«Nei confronti di Fini ormai c’è un pregiudizio. Il ddl anticorruzione ne è un esempio clamoroso: quando Fini proponeva di estendere i casi di ineleggibilità, tutti si lamentavano. Quando la stessa proposta è stata fatta dalla Lega, non ci si è lamentati più. Bisognerebbe prescindere da chi parla».

Lei ritiene possibile una scissione?

«Non ne vedo in giro l’intenzione, né il desiderio».

Meglio l’esercito del bene?
«Berlusconi continua a pensare che il problema partito possa essere saltato, tirando fuori altre cose. Invece bisogna far funzionare il Pdl. Poi, farà tutti gli eserciti collaterali che desidera».