Quanto valore hanno le “scuse” di Napolitano?

14 Marzo 2010 1 Di Moon81

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Nel luglio 2008 per giustificare la firma del Lodo Alfano il presidente della repubblica Giorgio Napolitano spiegò che il «punto di riferimento per la sua decisione è stata la sentenza n.24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato». Aggiunse che questo decreto «è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza», poiché «la Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale». Tutte belle parole usate per avallare la sua scelta, giudicando di fatto costituzionale il Lodo Alfano.

Circa un anno dopo la Corte Costituzionale sbugiardò tutto questo dichiarando «illegittimo il Lodo Alfano. I 15 giudici della Corte Costituzionale (9 contro 6) la bocciarono per violazione di due articoli, il 138, cioè l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e l’articolo 3, ovvero il principio di uguaglianza (leggi il verdetto integrale)». Sia prima della sua approvazione e poi cancellazione più di mezza Italia, unita a fior fior di costituzionalisti, politici, giornalisti ,etc si erano espressi allo stesso modo della Consulta. Oggi si ripete la stessa farsa. La maggioranza approva una legge, il Decreto Salva-liste. Il presidente della Repubblica lo firma subito dopo ( 38 minuti) sollevando di conseguenza le normali polemiche che nei giorni successivi lo portano a spiegare la sua scelta: c’erano «in gioco le norme e diritti dei cittadini» che sono «ugualmente preziosi» e «non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano » precisando che il testo «non ha presentato a suo avviso evidenti vizi di incostituzionalità». Se pure questa norma è “fuorilegge” lo scopriremo presto (o quasi) visto che la regione Lazio si è rivolta alla Consulta proprio perché la ritiene incostituzionale. Le motivazioni di questa scelta non sono campate in aria, ma riprese da una sentenza passata proprio della Corte Costituzionale:

«Un decreto legge non può disciplinare nemmeno in via interpretativa il procedimento elettorale regionale perché si tratta di materia di competenza esclusiva delle Regioni ai sensi del nuovo art. 117 della Costituzione».

A dirlo è l’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento Difesa del Cittadino aggiungendo che «si tratta di una ragione di manifesta incostituzionalità del decreto nella parte in cui pretende di incidere sul procedimento per le elezioni regionali in corso. Che la materia del procedimento elettorale per il rinnovo dei consigli regionali, sia di competenza esclusiva del legislatore regionale lo ha già detto la Corte costituzionale sin dal 2003 (sentenza n. 196)». Valutazione negativa da aggiungere a quella della CEI che “dimenticandosi la funzione solo interpretativa della legge”( capita la mia ironia, vero?) scrive cosi:

«Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto. La democrazia è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, altrimenti non riusciamo più a orientarci »

Napolitano ha firmato il Lodo Alfano e la Legge Gelmini ( entrambe bocciate per incostituzionalità) e l’aggravante razziale legata al reato di clandestinità , giudicata “discriminante”dall’Onu. La sua posizione e la sua esperienza non sono più sufficienti per poter credere alle sue parole quando giudica una legge costituzionale o la giustifica in altri modi, parlando di diritti che vanno oltre le regole, etc.. Possiamo accettare l’errore una , due volte ma ora si sta esagerando.

Risvegliati Italia!