Regionali tra video e social network, la campagna elettorale corre sul web – Il Messaggero

9 Marzo 2010 0 Di ken sharo

Regionali tra video e social network, la campagna elettorale corre sul web – Il Messaggero.

di Laura Bogliolo

ROMA (8 marzo) – Scrutano il web per cercare il volto umano dei politici, per dargli del tu e chiedere come pensano di risolvere i loro problemi quotidiani. Sulla piattaforma Facebook del Pdl si parla del conto salato delle bollette del gas. Un dibattito sul sito del Pd sui trasporti si trasforma in una richiesta d’aiuto da parte di un esercito di pendolari. Sul network dell’Udc un intervento sui problemi dei risparmiatori Alitalia raccoglie oltre duecento commenti. Sul sito dell’Idv spopolano i video delle sedute dei consigli comunali. Niente slogan, solo risposte. E’ quello che chiedono i nativi digitali, quelli che credono sia impossibile studiare senza Wikipedia, ma sono convinti che la politica possa essere fatta dal basso. E sarà l’attenzione o meno data alle loro domande online a decretare la nascita di un leader 2.0. La battaglia delle elezioni regionali si combatterà anche sul web, poi nelle urne. I politici scelgono di rivisitare il concetto di tv e consentire ai cittadini un dialogo diretto attraverso i video.

Succede così su YouDem.tv del Pd, su Io centro tv dell’Udc e sulle piattaforme del Pdl come ForzaSilvio.it e su quelle dell’Idv su YouTube. Riprendono il modello inaugurato da Barack Obama con Citizentube, un canale che consente agli utenti di pubblicare video con domande al presidente alle quali, promette la Casa Bianca, risponderà direttamente il presidente del Yes we can. Le candidate nel Lazio, Emma Bonino e Renata Polverini (finita la sfida dei video virali Emmatar contro Black Mamba Polverini) trasformano la vecchia agenda degli appuntamenti elettorali in un cinguettio in tempo reale su Twitter. Nella sfida in Puglia Adriana Poli Bortone (Udc) conta anche sui “basisti”, sostenitori volontari che su Facebook hanno creato il gruppo di sostegno La base. Rocco Palese (Pdl) lancia Clip, contenitore di idee proposte dal basso, mentre Nichi Vendola (centrosinistra) propone La Fabbrica, comitati di sostegno fisici e virtuali.

Se per la sfida in Campania su Facebook Vincenzo De Luca (Pd-Idv) scrive «condividi e cambierà tutto», Stefano Caldoro (Pdl-Udc) apre un dibattito sul Politecnico e dialoga con gli studenti. A sostenere Savino Pezzotta (Udc) in Lombardia c’è il gruppo Metto la Lombardia al Centro dove si parla di liste pulite. Filippo Penati (Pd) sceglie la strada del real time e nel suo status scrive: «Vado a dormire soddisfatto del risultato del circolo Pergolesi». Roberto Formigoni (Pdl) sposa i contributi “virali” e mette online suonerie con lo slogan “Insieme per grandi obiettivi” con melodia grunge per i giovani e country rock per gli anziani. In Calabria si portano avanti le idee più che i candidati, come fanno i giovani dell’Idv e i blogger volontari dell’Udc che hanno rilanciato il tema del rischio idrogeologico subito ripreso sul sito del leader dell’Udc (Pierferdinandocasini.it).

E se il muro del politico su Facebook resta bianco e senza messaggi? Niente paura. Ci pensano i social network manager, esperti reclutati dai partiti a ridosso di appuntamenti elettorali. Una professione «non per fannulloni», come recita l’annuncio di lavoro online pubblicato recentemente anche dalla Casa Bianca. Ma attenzione, il ghostwriter della democrazia digitale, colui che un tempo scriveva i discorsi dei politici e che oggi è una sorta di avatar del candidato sul web, deve essere discreto: i fake (finti) “socializzatori” vengono subito smascherati decretando la sconfitta, almeno virtuale, dell’idea politica. Pubblicare un freddo comunicato stampa interrompe la corsa della notizia su siti come Digg e Technorati. La posta in gioco è la democrazia 2.0. Il rischio l’allontanamento del cittadino dalla politica. Come sta andando? A far riflettere i 370.000 fan su Facebook di Mauro Marin del Grande Fratello che in poco tempo ha ottenuto più contatti di ogni altro politico. Un numero che tradotto in firme corrisponde a circa 7 proposte di legge di iniziativa popolare.