Bologna, 2 agosto 1980-31 dicembre 2010. Trent’anni dopo, segreti e bugie

10 Aprile 2010 0 Di luna_rossa

di Giovanni Vignali – 10 aprile 2010
Mentre a Bologna si discute su come modificare la cerimonia di commemorazione delle 85 vittime della strage del 2 agosto 1980 si avvicina il giorno in cui – forse – si potrà far chiarezza su una delle piste alternative a quanto le sentenze dei tribunali hanno accertato essere la verità su chi commise quel crimine: ovvero Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, aiutati da un gruppo di elementi di spicco della P2 e dei servizi segreti, intenti nell’opera di depistare le indagini.
E’ fissata infatti per il 31 dicembre di quest’anno la fine del segreto di Stato sui rapporti tra i servizi segreti italiani e organizzazioni palestinesi. E allora potrebbero emergere nuovi elementi sull’ipotesi del cosiddetto “lodo Moro”, come lo chiamò Cossiga: il presunto (e tuttora ancora da dimostrare) accordo tra gli 007 italiani e i terroristi palestinesi per far circolare esplosivo lungo la Penisola in cambio dell’impegno a risparmiare il nostro Paese da attentati.
Il Presidente Emerito della Repubblica ha sostenuto con forza che sarebbe stato un esplosivo palestinese a provocare la strage alla stazione di Bologna il 2 agosto del 1980. Lo scoppio causò, oltre agli 85 morti, più di 200 feriti. Pur tuttavia proprio su questo punto, interpellato a più riprese sia da giornalisti che (in un’occasione) dai pubblici ministeri che si occupano dell’inchiesta, Cossiga non ha sino ad oggi fornito dati fattuali in grado di suffragare la sua nuova versione.
Sul teorema del “lodo Moro” recentemente la deputata e coordinatrice emiliano-romagnola dell’Idv, Silvana Mura, ha interpellato il Governo. «Per il terrorista Ilich Ramirez Sanchez detto “Carlos”, attualmente detenuto nel carcere di Poissy – spiega la dipietrista – l’attentato fu compiuto da agenti della Cia e del Mossad per far ricadere la colpa sui palestinesi».
Ora è arrivata la replica del ministro per i Rapporti con il parlamento, Elio Vito. «Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) comunica che l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi), non dispone di elementi informativi riguardanti il cosiddetto ‘lodo Moro’” – ha sostenuto il ministro (secondo una nota diramata dall’Agenzia di stampa Dire) – Inoltre, i rapporti tra il “Servizio per le informazioni e la sicurezza militare, i suoi dipendenti e le organizzazioni palestinesi è materia coperta dal segreto di Stato, opposto dal colonnello Giovannone nel 1984 e confermato dal presidente del Consiglio, onorevole Craxi. Il termine di tale vincolo è stato prorogato dall’attuale presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi, fino al 31 dicembre 2010».
Invece, ha precisato Vito, «sulla vicenda della strage di Bologna non risulta essere mai stato apposto o opposto il segreto di Stato». Il ministro ha aggiunto che la Procura di Bologna ha fatto sapere che «sono in corso indagini per verificare l’ipotesi che soggetti diversi dai cittadini italiani già condannati in via definitiva per la strage alla stazione ferroviaria di Bologna possano essere responsabili del delitto in questione». Nell’ambito di queste indagini il pm che si occupa di questa inchiesta lo scorso 24 aprile 2009, ha ascoltato Sanchez a Parigi; il contenuto delle sue dichiarazioni però risulta «coperto da segreto investigativo».
Quest’anno ricorre il trentennale della strage, e gli elementi che fanno sì che si annunci come una data diversa dalle altre sono molti. Innanzi tutto perché sarà il primo anniversario che Valerio Fioravanti trascorrerà libero, a casa, dopo avere saldato il suo conto con la legge, situazione che fra poco riguarderà anche la moglie, Francesca Mambro. I parenti delle vittime, per bocca del loro presidente Paolo Bolognesi, da alcuni mesi ripetono: «Il concetto di “fine pena mai”, che di solito si usa riferire a chi è condannato come Mambro e Fioravanti all’ergastolo (i due ne hanno cumulati parecchi, riferiti anche per altri delitti) è un inganno: in realtà il “fine pena mai” è una situazione che trova riscontro solo nella sofferenza che provano i genitori e i coniugi delle vittime, non certo i colpevoli».
Inoltre questo potrebbe essere il primo anno in cui la commemorazione cambierà il proprio cerimoniale: niente più sfilata in via Indipendenza con l’Associazione e i parenti in testa, seguiti dai gonfaloni istituzionali e dalle migliaia di bolognesi che ogni volta affollano la mattinata bolognese, niente più discorso davanti alla stazione di Bologna, dove il 2 agosto 1980 avvenne la deflagrazione che squarciò lo scalo, facendo fermare l’orologio alle 10,25. Niente più, soprattutto, fischi all’esponente del Governo, bersagliato da contestazioni clamorose motivate dalla richiesta di verità sui mandanti, oltre che sugli esecutori materiali della mattanza che avvenne nel capoluogo emiliano. Richiesta rimasta sinora inascoltata.
Tratto da: gliitaliani.it