La Tunisia chiude scuole e università- LASTAMPA.it

11 Gennaio 2011 1 Di luna_rossa

La Tunisia chiude scuole e università- LASTAMPA.it.

L’Ue condanna la repressione.
Ben Alì: “Accusa di terrorismo”.
E promette nuovi posti di lavoro.
Nel Paese la tensione rimane alta

TUNISI
È ancora incandescente la situazione in Tunisia e non si placa la protesta che vede gli studenti sempre più protagonisti, tanto che oggi il governo ha annunciato la chiusura di scuole e università proprio in seguito ai disordini scoppiati in alcuni istituti. Ma oggi è stato anche il giorno dell’intervento del presidente Zine al-Abidine Ben Ali, che ha accusato le persone coinvolte di aver commesso «atti di terrorismo» e ha denunciato «ingerenze estere» che cavalcano il malcontento per la disoccupazione.

Le «ingerenze» vengono da quei paesi che sono «invidiosi» del successo della Tunisia, ha detto Ben Ali in un discorso televisivo, il primo intervento pubblico dall’inasprirsi della situazione. «L’occupazione è la nostra principale priorità, e le sovvenzioni statali ad alcuni prodotti pesano molto sul bilancio dello stato» ha spiegato il leader tunisino cha ha però promesso la creazione di «300.000 posti di lavoro entro il 2012». Queste le parole nel tentativo di evitare un’ulteriore degenerazione. Poi i fatti, con la decisione di chiudere scuole e università in tutto il Paese: «In seguito ai disordini verificatisi in alcune scuole e università, è stato deciso di sospendere i corsi fino a nuovo ordine, a partire da martedì », hanno annunciato i ministeri dell’Istruzione e dell’Università.

Il provvedimento è stato preso dopo che una manifestazione di liceali oggi nel centro di Tunisi è stata dispersa da agenti antisommossa, secondo persone sul posto. Mentre altre testimonianze hanno riferito che a Kairouan (nel centro del Paese) manifestazioni partite dall’Università di Rakkada sono degenerate in scontri tra studenti e forze dell’ordine. L’intervento delle forze dell’ordine e i morti – il bilancio è ancora incerto con fonti che ne segnalano fino a 50, Amnesty International che denuncia «23 persone uccise dalle forze di sicurezza» tunisine durante lo scorso weekend, mentre il governo mantiene a 14 la cifra ufficiale – non hanno dunque fermato nemmeno oggi i manifestanti. Fin dalla mattina i ragazzi delle scuole superiori hanno manifestato a Cartagine, località particolarmente significativa visto che è la sede del palazzo presidenziale. È però il centro del Paese ad essere ancora ad altissimo rischio: qui il già grave livello di malcontento unito alla collera per i morti potrebbe generare altra violenza.

Anche oggi la polizia ha sparato proiettili di gomma e lacrimogeni durante i funerali delle vittime degli scontri de giorni scorsi nel centro-ovest della Tunisia. A Regueb, nei pressi di Sidi Bouzid (265 km a sud di Tunisi), la polizia ha disperso gli oltre 3.000 manifestanti che si erano recati in corteo fino all’abitazione di una giovane donna morta ieri. Duro il monito dell’Ue che ha condannato «con fermezza» gli episodi di violenza e ha chiesto a Tunisi il rilascio immediato dei dissidenti detenuti, secondo una dichiarazione dall’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Unione. In una nota ufficiale Bruxelles non ha mancato inoltre di ricordare la nascente cooperazione con il Paese nordafricano, rivolgendo a Tunisi un appello a non farla deteriorare.