Quante balle, signor B. – L’espresso

9 Febbraio 2011 0 Di luna_rossa

Quante balle, signor B. – L’espresso.

di Denise Pardo

I festini? «Cene eleganti». La sala del bunga bunga? «Un auditorium per la musica». Spogliarelli e lap dance? «Macché, si mangiavano pasticcini». La telefonata in questura? «Per evitare una crisi diplomatica». Il premier e i suoi ormai hanno creato una realtà virtuale, da far passare sui media per anestetizzare gli italiani

Uno dei capolavori semantici della memoria difensiva del Rubygate e del tric e trac a luci rosse di Arcore si annida nell’ingegnosa trasformazione del termine discoteca. Nel mondo all’incontrario secondo il Cavaliere, nel lessico della sua massiccia e sfrontata controinformazione, il suddetto spazio perde la condizione danzereccia – in questo caso molto pecoreccia e poco presidenziale – prendendo invece uno status ben più altolocato. Quello di “sala della musica”, pomposa definizione, evocatrice come minimo dell’ala destra del Gran Trianon di Versailles, di arpe e clavicembali, di dame parruccone e frigide. Ecco. Non proprio il genere di fauna berlusconiana. E non proprio il plot della discoteca della villa brianzola zeppa di escort impegnate nel Bunga Bunga e in altre simpatiche contorsioni attorno a una scivolosa pertica, certo non un palo da lap dance, ma una fondamentale misura, si sosterrà prima o poi, per esercitazioni anti-incendio imposta – come no – dalla sicurezza di Palazzo Chigi.

La versione di Silvio. Ovvero la riconversione virtuale e negazionista di tutto ciò che è sotto inchiesta dei pm della Procura di Milano, intercettato e pubblicato, e che viene rispedito al mittente come diabolica macchinazione per infangare l’arcinota moralità integerrima e adamantina del premier santo subito, soprattutto in campo femminile.

Concussione? Prostituzione? Tutto falso, secondo lui. Tutto strumentale, secondo i suoi. La storia della parentela di Ruby e Mubarak, ad esempio. Ecco come stanno le cose, ha raccontato il Pdl Maurizio Paniz, membro della giunta per le autorizzazioni della Camera: secondo l’ardito uomo il premier, sicuro dell’importante legame, si preoccupa della ragazza finita in questura solo per amicizia verso Mubarak e quindi per motivi istituzionali, altro che prostituzione minorile! E pazienza che questa sia l’ennesima e contraddittoria versione della faccenda. E pazienza che la balla sia diventata atto parlamentare. Ora, sull’onda dell’Egitto in fiamme, manca solo che si lasci intendere come il Cavaliere, povero caro, stesse lavorando per evitare una crisi mediorientale.

La second life di Berlusconi. La ricusazione dell’evidenza in modo fermo perfino inverosimile ma sostenuta urbi et orbi, in lungo e in largo, di media in media. Il racconto secondo Silvio, neo frangiflutto della menzogna giudiziaria e rossa, detentore delle tavole del vero e del falso. Mica da solo. Le allegri comari della discoteca di Arcore che ne dicono di tutti i colori nelle intercettazioni? “Signorine molto a modo, educate e rispettose: nessuna che desse del tu al presidente del Consiglio” ha rivelato, ed era serio, il noto Savonarola Carlo Rossella, a capo di Medusa, il gruppo cinematografico della casa del biscione mentre mezzo mondo potrebbe partecipare ormai a un gioco a premi sul sex and the premier.

Ruby? Una povera piccola fiammiferaia per bene, secondo lo show da Alfonso Signorini. Non ci sono prove delle movimentate notti di villa San Martino, ha ribadito più volte in tv Elisabetta Casellati (come tutti i corifei dell’entourage), sottosegretario alla Giustizia, una garanzia la sua estetica benpensante: una vera signora con cotonatura e lacca da borghese post boom, orecchini fantasia, vestito imprimé può mai sottacere certe cosacce?
E per favore, non scherziamo: Nicole Minetti, igienista dentale ora consigliere regionale indagata per favoreggiamento alla prostituzione, centrale operativa dello stressante Papitour? Cose da pazzi: Minetti è praticamente un Nobel (del tartaro? della gengiva?) capace di figuroni internazionali, si è indignato un Cavaliere fumante come una ribollita in una telefonata all’Infedele di Gad Lerner, un “postribolo” per lui (sinonimo di talk show in cui si cerca la verità).

Il nostro premier sa lenire come nessuno qualunque irragionevole dubbio sfiori le menti dei suoi simpatizzanti: “Io sono sereno, state sereni anche voi perché la verità vince sempre”, martella messianico nelle decine e decine di mail che intasano le caselle di posta elettronica dall’indirizzo Forzasilvio.it. È il Berlusconi rap: non conta quel che è, ma quel che si vede. Non conta quel che è vero. Solo quello che si afferma. Purché la farina provenga dal suo sacco, beninteso.