La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Un’altra notte tranquilla a Manduria Oggi il decreto per i nuovi rimpatri Berlusconi chiede scusa al sindaco Chiarello (Apt) smentisce: nessun allarme turismo

6 Aprile 2011 0 Di luna_rossa

 

 

La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Un’altra notte tranquilla a Manduria Oggi il decreto per i nuovi rimpatri Berlusconi chiede scusa al sindaco Chiarello (Apt) smentisce: nessun allarme turismo.

di Fulvio Colucci

MANDURIA – «Caro sindaco le chiedo scusa per i disagi». E poi la promessa: «Mai più uno tsunami di profughi a Manduria: la tendopoli non ospiterà più di 1500 persone». Sono da poco passate le 18,30 e la voce del presidente del Consiglio Berlusconi suona come musica alle orecchie del sindaco dimissionario Paolo Tommasino. La dichiarazione del premier ha testimoni eccellenti, perché nella stanza di Palazzo Chigi, in quel momento, ci sono il sottosegretario dimissionario Alfredo Mantovano e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Tommasino incassa un risultato insperato fino a ieri. Ora è possibile pensare al rientro delle sue dimissioni, ma il primo cittadino è cauto: «Vediamo» continua a ripetere. Forse oggi volerà a Roma per un nuovo incontro con i vertici del Pdl e con l’ex sottosegretario Mantovano.

Proseguono intanto le operazioni di identificazione dei profughi ospiti della tendopoli. Si tratta di un preliminare importante per la pratica relativa alla richiesta di protezione internazionale. Ieri sono stati individuati cinque minori, tre di nazionalità afghana e due tunisini. I giovani, declinando le proprie generalità, hanno dichiarato di avere meno di diciotto anni. La polizia scientifica ha proceduto al loro riconoscimento attraverso le analisi di rito. Accertata l’età, è stato deciso di trasferirli in residenze protette. Due potrebebro trovare ospitalità presso la Caritas di Taranto.

Se non ci saranno intoppi, oggi la polizia dovrebbe finalmente avere a disposizione la strumentazione elettronica necessaria ad avviare l’iter per il rilascio del documento nel quale si attesta la protezione internazionale in favore dei rifugiati tunisini (finora lo hanno chiesto 827 migranti). Sarà possibile, quindi, completare la pratica e, caricando i dati raccolti dalle forze dell’ordine, chiedere il rilascio di un tesserino magnetico alla Zecca dello Stato che varrà come certificazione utilizzabile ai fini della libera circolazione nei paesi che aderiscono al trattato di Schenghen.

Da Lampedusa è arrivata nella serata di ieri la notizia che 300 dei 1400 profughi ancora presenti nell’isola sono stati trasferiti in aereo con destinazione Bari. Da Manduria si esclude un loro trasferimento nella tendopoli allestita all’interno dell’ex aeroporto militare. È ipotizzabile che siano trasferiti in uno degli altri centri del Sud che, da qualche giorno ospitano profughi tunisini.

Ieri al campo il clima è sembrato meno incandescente dei giorni scorsi, anche se due episodi non hanno mancato di scatenare polemiche. Nel primo pomeriggio la visita al campo del premio Nobel per la pace Betty Williams. La 70enne irlandese, presidente della fondazione «Città della pace per i bambini» fu insiginita del prestigioso riconoscimento per la sua opera di mediazione nella guerra civile in Irlanda del Nord. Anche a lei è stato impedito di entrare. La reazione è stata durissima: «Una vergogna» ha dichiarato Williams aggiungendo: «Provassero a vivere sei mesi qui i rappresentanti della Lega Nord». Il Nobel irlandese ha poi lasciato l’area di ingresso del campo e si è voluta intrattenere con i giovani tunisini assipeati all’esterno della struttura. Non ha voluto che la seguissero giornalisti, telecamere e fotoreporter.

Sempre ieri i divieti non sono più solo limitati all’ingresso nella tendopoli. Con un’ordinanza del prefetto di Taranto Carmela Pagano è stata vietata qualsiasi manifestazione o presidio ed è stata proibita anche la distribuzione di volantini o brochure informative ai profughi. La notizia è stata divulgata proprio quando si è recata alla tendopoli la Cgil regionale, guidata dal segretario Gianni Forte. Anche in questo caso non sono mancate le critiche del sindacato per la decisione presa dal prefetto.

Ieri a Palazzo del governo è giunta anche la lettera del commissario provinciale della Croce Rossa, Domenico Amalfitano. L’ex parlamentare chiede al prefetto Pagano di svolgere compiutamente il ruolo assegnato all’interno del centro di accoglienza e identificazione gestito dalla «Connecting people».

Resta la domanda relativa alla struttura. Quanto durerà ancora la permanenza dei tunisini? Arriveranno altri profughi, magari fuggiti da scneari di guerra attuali? E, soprattutto, quando potrà definirsi chiuso questo cantiere che continua certamente a costare tanto in termini economici alla comunità?