Libero Web: tu ci sei? – l’Espresso

5 Luglio 2011 0 Di luna_rossa

Libero Web: tu ci sei? – l’Espresso.

 

Parte oggi alle 17,30 la Notte della Rete: contro il bavaglio che l’Autorità delle Comunicazioni vuole mettere a Internet su pressione delle lobby, del governo e di Mediaset.

(05 luglio 2011)

Lunedì pomeriggio, vedendo il gruppo di manifestanti armati di palloncini e striscioni davanti alla sede dell’AgCom, Corrado Calabrò ha ordinato all’autista di accelerare ed è scappato veloce, mentre la polizia bloccava chi tentava di fargli una domanda. Bisogna capirlo: è da mezzo secolo che il garante delle comunicazioni si muove felpato nel sottobosco della politica romana (ha iniziato nel ’63 con Moro a Palazzo Chigi ) e una grana del genere non gli era mai capitata.

Oggi Calabrò si sentirà pure peggio: quasi ventimila persone hanno preannunciato la loro adesione a quella che si preannuncia come la prima, vera manifestazione per la libertà di Internet in Italia, ‘La notte della Rete’, che chiama in causa proprio lui e la sua Autorità.

L’evento si terrà alla Domus Talenti, nel centro di Roma, ma verrà seguito in streaming da centinaia di siti, compreso naturalmente ‘L’Espresso’. Sarà una contestazione pacifica e ragionata, ma altrettanto determinata a non lasciare che passi una norma violentemente censoria: quella che dovrebbe consentire alla stessa AgCom di oscurare dall’oggi al domani qualsiasi contenuto Internet che ritenga – a suo insindacabile giudizio – in violazione del diritto d’autore, arrivando (sempre a insindacabile giudizio di AgCom) a cancellare l’intero sito.

Questo significa che, per esempio, se sul vostro blog o sito copiaincollate tre righe di un articolo di un giornale possono eliminare il post o semplicemente chiudervi, senza nemmeno che voi possiate andare a spiegarvi, a ribattere, a difendervi. Lo stesso se nel vostro blog o sito caricate un video di YouTube, magari uno spezzone di una trasmissione tv. Peggio ancora se ci mettete le note di una canzone o la scena di un film.

La norma è piuttosto mostruosa non solo perché consente una censura del tutto arbitraria del Web, ma anche perché costituisce un precedente di violazione del principio della separazione dei poteri: a decidere se un sito ha violato o meno il copyright non sarà infatti un giudice – con un confronto tra accusa e difesa – ma un’autorità amministrativa oltre tutto di nomina politica. Non è un tecnicismo irrilevante, come ha notato in questo articolo il giurista Guido Scorza.

Come si è arrivati a questa norma è una storia lunga e complessa: chi è interessato può leggere l’intervista che il nostro Alessandro Longo ha fatto a Luca Nicotra, di Agorà Digitale: l’associazione che prima e più di tutti ha iniziato la battaglia civile in corso. Si tratta, alla fine, di una convergenza di interessi diversi, in cui si mescolano le lobby dell’audiovisivo, Mediaset e un potere politico che da molto tempo tenta di mettere un qualche tipo di bavaglio alla Rete italiana: diciamo che se le leggi ad personam in Italia sono ormai una ventina, anche le norme che tentano di ammazzare il web non sono pochissime (e non solo quelle provenienti dal centrodestra) come ricapitola il blogger Byoblu in questo video.

Finora, tuttavia, quasi nessuna di queste proposte è andata a buon fine, anche grazie a un buon livello di reattività della Rete italiana (ad esempio, il decreto D’Alia, il peggiore di tutti, era stato approvato in un ramo del Parlamento ma poi è stato ritirato nell’altro, dopo molte proteste).

La norma AgCom invece stava passando abbastanza in sordina e solo nelle ultime due settimane l’attivismo dei suoi contestatori è riuscito a oltrepassare il muro del silenzio. Il che ha creato un po’ di scompiglio nella stessa AgCom: ieri, ad esempio, il commissario Gianluigi Magri si è dimesso da relatore del provvedimento, proprio a seguito delle proteste che stanno montando.

Sicché oggi l’AgCom, con ogni probabilità, finirà per non decidere niente, rimandando il tutto a un’ulteriore seduta: magari ad agosto, nella speranza che la contestazione si plachi e che nel mezzo dell’estate si riesca a far passare la cosa più in silenzio. Del resto AgCom e Calabrò sono più che altro «pedine di un potere politico mediamente digiuno delle questioni complicate che riguardano Internet», come ha scritto ieri in un

editoriale su ‘Punto Informatico’ il blogger Massimo Mantellini: e l’Authority “è un paravento alle esigenze degli industriali dei contenuti che, d’accordo con il governo in carica (per ragioni di interesse che sono evidenti anche ad un lattante), hanno costruito un giochetto per poter controllare la rete e salvare i propri amati contenuti a colpi di ingiunzioni e processi sommari saltando il controllo della magistratura”.

Non c’è molto altro da aggiungere, se non le parole di uno studioso e teorico della libertà della Rete come Richard Stallman o quelle  di un giurista sempre lucido come Stefano Rodotà. Da leggere, per capire che questa è proprio una battaglia civile di base, e di tutti.