Cresci-Italia sepolto dagli emendamenti- LASTAMPA.it

11 Febbraio 2012 0 Di luna_rossa

Cresci-Italia sepolto dagli emendamenti- LASTAMPA.it.

Avvocati agguerriti contro le liberalizzazioni: un momento della protesta durante l’apertura dell’anno giudiziario 2012

Sono oltre 2000,
Monti aveva auspicato
“minime modifiche”

ROBERTO GIOVANNINI
roma

Per fortuna che si era parlato di un via libera senza problemi al decreto sulle liberalizzazioni. Va bene che a sentire i relatori molti sono «doppioni» e verranno eliminati, ma i senatori della Commissione Industria di Palazzo Madama hanno presentato la bellezza di 2.400 emendamenti al provvedimento «Cresci-Italia» del governo, in discussione al Senato.

Il premier Mario Monti aveva appena auspicato dagli Stati Uniti «modifiche minime» al decreto sulle liberalizzazioni, ma come invece era facile prevedere le categorie hanno dato fondo alle loro risorse di lobbying, scatenando i loro rappresentanti in Commissione. In prima linea ci sono gli agguerritissimi avvocati. «Gli emendamenti? Non li ho visti ancora tutti», si è limitato a commentare da Washington il presidente del Consiglio.

Il presidente della commissione Cesare Cursi (Pdl) aveva facilmente profetizzato giovedì la pioggia di emendamenti: «i senatori sono 315, ma a presentare proposte saranno 316». Così è stato, e a una prima analisi delle richieste colpisce come praticamente tutte le esigenze formulate nel corso delle audizioni di questi giorni da parte delle diverse categorie, ordini e professioni chiamati in causa dal provvedimenti, siano state tramutate in un emendamento.

Naturalmente, giungendo al paradosso per cui molti emendamenti sono in chiara contraddizione con altri di segno opposto. Ed ecco così che sui farmaci c’è chi propone di estendere la vendita di quelli di «fascia C» anche nelle parafarmacie, e chi all’opposto invita a togliere la norma che impone ai medici di indicare nella ricetta il farmaco generico. Stesso schema sui carburanti, sui taxi e via discorrendo. Gli avvocati hanno trovato diversi sponsor, soprattutto nel Pdl, con emendamenti contro l’abolizione delle tariffe, per eliminare le società di professionisti con soci di capitale e contro la possibilità di svolgere sei mesi di tirocinio durante gli studi universitari. Un peccato privare gli studi legali di sei mesi di lavoro gratuito da parte dei giovani futuri avvocati.

Bisogna dire che come spiega la relatrice al decreto Simona Vicari (Pdl) molti emendamenti sono si ripetono, insomma sono «doppioni»: verranno così accorpati ed esaminati insieme. In più ci sono le dichiarazioni dei vertici dei gruppi parlamentari di Pdl, Pd e Terzo Polo, che tra giovedì e venerdì hanno dichiarato di volersi concentrare su pochi emendamenti. Il Pdl «appoggia il decreto», hanno detto il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri e il suo vice Gaetano Quagliariello. Il partito di Berlusconi si sarebbe impegnato solo su «un numero limitato» di emendamenti e non su tutti e 700 che portano la firma di un senatore azzurro. Una dichiarazione analoga era stata fatta giovedì da Anna Finocchiaro, presentando i pochi emendamenti ufficiali del Pd. E anche il Terzo Polo, con Pier Ferdinando Casini, ha invitato a «resistere all’assedio di categorie e corporazioni». Anche i due relatori Vicari e Filippo Bubbico (Pd) preannunciano un lavoro di sintesi che si tradurrebbe in emendamenti comuni. Ad annunciare battaglia è Idv: il capogruppo in Senato Felice Belisario giudica «timido» il decreto e spiega che il suo gruppo ha presentato proposte per renderlo più incisivo su «banche, assicurazioni, mercato dell’energia, trasporti».

Sicuramente i relatori comunque preannunciano una serie di modifiche più o meno condivise che ovviamente avranno più chances di passare l’esame della Commissione. Tra i temi oggetto di proposte dei relatori, spiega Vicari, ci sono le banche, le assicurazioni. E vista l’emergenza freddo, particolare interesse riveste la volontà dei relatori di reintrodurre la separazione tra Eni e Snam, la società di distribuzione del gas, con il probabile inserimento del tetto del 5% per le partecipazioni degli operatori, sul modello Terna e secondo la Direttiva Ue.