Il Riformista – La corruzione è come la mafia

17 Febbraio 2012 0 Di luna_rossa

Il Riformista.

di Alessandro Calvi

MALAFFARE. Oggi sono 20 anni da Mani Pulite e la Corte dei Conti racconta un Paese nel quale dilaga sempre più l’illegalità. La politica, chiamata in causa, risponde rinviando il ddl sulla materia.

Nella foto: Il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino

Contro la corruzione come contro Cosa Nostra, dicono alla Corte dei Conti. Dalla quale ieri hanno lanciato l’allarme: l’evasione dell’iva dilaga e anche l’illegalità. E, però, alla Camera il ddl-anti-corruzione è impantanato. Mani Pulite oggi fa 20 anni; una generazione. Ed è un compleanno triste.
Quanto si sono lamentati nelle scorse settimane a Cortina; e lo stesso, poi, è accaduto a Milano e ovunque si siano svolti i controlli della Guardia di Finanza. E quante voci si sono levate, accompagnando quelle lamentele, e quanto quelle voci si sono fatte più potenti quanto più ci si è avvicinati al campo del centrodestra. E, però, ieri è arrivata l’apertura dell’anno giudiziario alla Corte dei Conti. E il Paese, a 20 anni da Mani Pulite, visto con l’occhio della magistratura contabile è così penetrato da malaffare e illegalità da far dire al presidente della Corte, Luigi Giampaolino, che «bisognerebbe fare per la corruzione quello che è stato fatto per la mafia: costruire un momento di lotta».
A dirlo, peraltro, sono anche i numeri, i quali restituiscono un quadro desolante a partire proprio dalla evasione fiscale sull’iva che supera il 36%; un record in Europa. E, ha spiegato Giampaolino, seppure manca una stima ufficiale dell’entità dell’evasione fiscale, «vanno tuttavia ritenute attendibili le stime che quantificano in almeno 100-120 miliardi di euro le imposte evase annualmente». Una enormità; inutile anche stare a ragionare su come tutto questo denaro avrebbe potuto evitare agli italiani onesti manovre lacrime e sangue.
Anche perché, poi, c’è il moloch rappresentato dalla corruzione che impone al paese un ulteriore salasso. E anche in questo caso siamo su cifre che fanno spavento. A fornirle è stato il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli: secondo le stime del Dipartimento della Funzione Pubblica saremmo sui 60 miliardi di euro all’anno, «il 50% dell’intero giro economico della corruzione in Europa» che la Commissione europea ha stimato in 120 miliardi di euro. E, però, questo dato, secondo Arganelli, «appare invero esagerato per l’Italia» che da sola avrebbe un peso pari ai restanti 26 paesi. È certo invece il dato relativo all’ammontare delle condanne in primo grado: 75,25 milioni di euro; un po’ poco rispetto al giro d’affari, se così lo si vuole chiamare.
Ecco, allora, che si capisce perché Giampaolino ha parlato di illegalità e corruzione come di «fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese, le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono,spesso faticosamente, alla luce». E si comprende altrettanto bene quel parallelo con la lotta alla criminalità organizzata, mentre anche il procuratore generale, Lodovico Principato, ha invocato «una sempre più necessaria cultura della legalità». Tale cultura, evidentemente, dovrebbe trovare spazio prima di tutto nel settore pubblico ma, come ha detto ancora Giampaolino, è significativo che il ricorso alle consulenze «in casi macroscopici sembra strumentale al perseguimento di obiettivi personalistici cui è estraneo l’interesse pubblico». Il che, tradotto in soldini, significa una cosa soltanto: clientele.
Viene, così, chiamato in causa il ruolo della politica. E la politica come risponde? A leggere le dichiarazioni di prassi, figurarsi, l’impegno contro la corruzione è in cima ai pensieri di tutti. Poi, però, proprio ieri, proprio mentre la Corte dei Conti addirittura arrivava a chiedere un impegno simile a quello contro Cosa Nostra, e proprio alla vigilia dei 20 anni da Mani Pulite, e nonostante la politica abbia da giocarsi una carta niente male come il ddl anti-corruzione; ebbene, la risposta è stata: rinviamo tutto. Da non credere.
Il Guardasigilli Paola Severino, infatti, se in mattinata aveva riconosciuto la necessità di una «battaglia seria» contro la corruzione, più tardi, a proposito del testo anti-corruzione, ha spiegato: «Nessuno pensa debba esserci un rallentamento dei lavori» ma «partire qualche settimana dopo con il piede giusto costituisce alla fine un risparmio». Il fatto è che il governo ha deciso di prendere tempo per studiare «i numerossisimi emendamenti presentati da tutti i partiti», e si prepara a presentarne di propri. Insomma, servono almeno un paio di settimane.
Di tempo, però, in Parlamento se ne è già perso abbastanza. Sono passati vent’anni da quel 17 febbraio del 1992 quando Mario Chiesa veniva arrestato nel suo ufficio al Pio Albergo Trivulzio, a Milano. Si apriva l’epoca di Mani Pulite. Da allora, appunto, è passato un ventennio, un arco di tempo che, in Italia, evidentemente non porta molta fortuna. Quello di oggi, comunque sia e nonostante le decine di dichiarazioni che da ogni parte pioveranno sui notiziari delle agenzie di stampa, sarà dunque un anniversario davvero amaro per Mani Pulite.