Perché i politici greci e italiani sono così scadenti? | Italia Dall’Estero

31 Maggio 2012 0 Di ken sharo
StampaROMA – In Grecia, il leader conservatore Antonio Samaras ha insistito nell’indire le elezioni all’inizio di questo mese, le quali hanno però determinato una drastica riduzione dell’appoggio al suo stesso...

Reuters

ROMA – In Grecia, il leader conservatore Antonio Samaras ha insistito nell’indire le elezioni all’inizio di questo mese, le quali hanno però determinato una drastica riduzione dell’appoggio al suo stesso partito e hanno indotto il Paese verso un cammino che potrebbe vederlo schiantarsi fuori dall’euro.

In Italia, politici guidati dal premier travolto dagli scandali, Silvio Berlusconi, sono stati costretti ad ammettere di non essere in grado di gestire una crisi che ha portato il Paese vicino alla catastrofe finanziaria lo scorso anno ed hanno delegato il compito di salvare la situazione al tecnocrate Mario Monti.

Questi sono solo alcuni dei pasticci compiuti da politici già largamente disprezzati in Grecia e in Italia, dove la gente protesta per la mancanza di una forte leadership nel momento di maggior bisogno, chiedendo perché questi leader abbiano fallito in modo così spettacolare.

I politici di Atene, dopo le elezioni del 6 maggio, non hanno fatto altro che perdere tempo in furiosi battibecchi invece di trovare una via d’uscita da una minacciosa strada senza uscita, costringendo il Paese a una nuova e altamente imprevedibile elezione il mese prossimo.

Il Partito della Nuova Democrazia di Samaras e i socialisti del PASOK, che insieme hanno dominato la Grecia per quasi quarant’anni, hanno visto i loro voti scendere dal 77% al 32% il 6 maggio, dopo una campagna elettorale disastrosa. Il carismatico di sinistra Alexis Tsipras ha compiuto enormi passi avanti a loro spese, opponendosi al programma di salvataggio UE/FMI. “In termini di strategia e di campagna, è stato terribile”, ha dichiarato Costas Panagopoulos della società di sondaggi ALCO.

Anche ora stanno mostrando scarsa propensione a spiegare che il nuovo voto del 17 giugno sarà una scelta netta fra restare nell’euro o essere buttati fuori, sebbene tale messaggio possa riportare voti ai partiti tradizionali sottraendoli a quelli che hanno sostenuto Tsipras nel primo voto.

Alle elezioni amministrative di questo mese gli italiani hanno dato un grosso schiaffo in faccia ai partiti tradizionali, in particolare all’alleanza di centro-destra che ha sostenuto Berlusconi, fornendo un successo senza precedenti a un gruppo di protesta guidato dal comico dai capelli arruffati Beppe Grillo che definisce i politici una “diarrea”.

I numerosi scandali di Berlusconi, in testa ai quali c’è lo sconcertante caso sessuale “Rubygate”, hanno paralizzato la sua capacità di combattere la crisi del debito della zona Euro, che era iniziata in Grecia e hanno costretto il grande uomo di spettacolo a ritirarsi per dare spazio a Monti lo scorso novembre.

Tutti i grandi partiti in Italia sono attualmente macchiati da scandali per corruzione ad alti livelli. Anche la separatista Lega Nord – alleata chiave di Berlusconi – è stata devastata da un’indagine per corruzione, nonostante questo partito fosse stato fondato proprio per combattere la corruzione.

CIVILTÀ ANTICHE

Perché la Grecia e l’Italia, culle di due grandi civiltà antiche – la prima ha inventato la democrazia – sono state gestite così male dai loro politici moderni, in un momento così cruciale?

Le risposte sono di ordine sia moderno sia storico, e in alcuni casi sono antiche di secoli.

Senza dubbio in entrambi i Paesi i politici tradizionali stanno subendo la rabbia delle popolazioni che finora hanno votato per loro in modo così compiacente, visto che la crisi economica ha creato profonda sofferenza fra la gente comune.

Ciò ha portato la speranza, almeno, per un vero cambiamento. “Il problema è che loro non hanno mai avuto un vero lavoro – non hanno mai dovuto guadagnarsi da vivere, per cui non hanno la più pallida idea di come sia la società. Non hanno valori e l’unica cosa di cui s’interessano è ritirare il loro piccolo stipendio. Sono marci fino all’osso. Questa è la nostra disgrazia” ha detto un tassista greco, Nikos Kremidas, 60 anni.

Martedì scorso un sondaggio ha rilevato che il gruppo di protesta guidato da Grillo, che chiama il Premier italiano “Rigor Montis “, ha spinto il partito di Berlusconi un tempo dominante, il PDL, al terzo posto per la prima volta da quando è stato costituito nel 2008.

I partiti italiani sono in fermento per trovare nuove e più credibili identità prima delle elezioni del prossimo anno, ma, malauguratamente per Monti, stanno prendendo le distanze dalle sue impopolari politiche di austerità.

Allo stesso modo, il Panagopoulos di ALCO ha detto che qualunque sia il risultato delle elezioni del 17 giugno in Grecia, i partiti centristi prima dominanti devono cambiare o morire. “Se rimangono così come sono ora, sarà la fine per entrambi i partiti”.

Il 6 maggio molti greci hanno votato per punire questi partiti per decenni di corruzione e incompetenza, nonché per la sofferenza imposta in cambio di un piano di salvataggio che sta tenendo a galla la Grecia.

Sia in Italia sia in Grecia la corruzione alimentata dalle somme necessarie per sostentare la politica nell’era della televisione e i profitti generati dalla vendita di beni statali, uniti alle rigide strutture di partito, hanno contribuito a creare delle classi politiche al servizio di se stesse.

CLIENTELISMO

Allo stesso modo entrambi i Paesi hanno un sistema di clientelismo o patronato che affonda le sue radici nel 19° secolo e oltre, e la recente “morte delle ideologie” seguita alla fine della Guerra Fredda ha sottratto ai partiti le idee fondamentali che li hanno guidati per decenni.

Il clientelismo esisteva già ai tempi dell’antica Roma ed era diffuso anche nel 19° secolo, ancor prima che l’Italia fosse creata. È stato rafforzato dopo la seconda guerra mondiale, quando gli elettori illetterati venivano facilmente manipolati dai politici. Lo scambio di favori e di voti era così evidente che agli elettori rurali veniva a volte data una sola scarpa o mezza banconota strappata prima delle elezioni, da rimborsare dopo il voto corretto.

Sia in Italia sia in Grecia, questi fattori storici sono stati perpetuati anche in tempi recenti.

Sono anni che il Parlamento italiano discute per cambiare una legge elettorale che il suo stesso autore ha definito “spazzatura”. Essa rafforza il potere dei leader di partito ed incoraggia frammentazione e coalizioni spesso incompatibili.

Sergio Romano, influente commentatore ed ex ambasciatore italiano a Mosca, ha dichiarato che lo scandalo della corruzione che ha portato a “Mani Pulite” nei primi anni ‘90 ha impedito all’Italia di svilupparsi come gli altri Paesi dopo la caduta del comunismo perché ha distrutto sia la dominante Democrazia Cristiana sia i socialisti.

“Il corso della politica italiana dopo la fine della Guerra Fredda è stato diverso da qualsiasi altro Paese democratico in Europa occidentale”, ha dichiarato a Reuters. A destra, il vuoto è stato riempito dal fiammante miliardario dei media Berlusconi, e a sinistra è stato creato il nuovo Partito Democratico composto da ex comunisti e democristiani di sinistra.

“Questo è stato come mischiare olio e acqua”, ha detto Romano. Egli ha aggiunto che l’egemonia di Berlusconi per 17 anni fino all’anno scorso ha ulteriormente contribuito a questa paralisi politica, in quanto era costantemente preoccupato ad emanare leggi che gli consentissero di sfuggire ai suoi problemi legali, scendendo a compromessi con politici intenti a proteggere i loro interessi.

Le rigide strutture di partito in Italia e in Grecia hanno favorito l’ascesa di “politici macchina” piuttosto che di leader carismatici e hanno bloccato l’emergere di nuove e talentuose personalità.

“Le spaccature all’interno dei partiti sono raramente venute alla luce negli Stati Uniti, mentre qui con l’eccezione di Berlusconi e pochi altri, ci sono sempre state le spaccature nei partiti” ha detto il professor James Walston della American University di Roma. “C’è così tanto potere nei partiti che i singoli leader hanno pochissima flessibilità”.

PER SOPRAVVIVERE DEVI ESSERE CORROTTO

I problemi della Grecia hanno molte somiglianze con l’Italia, dalle forti strutture di partito alla corruzione endemica. “Il problema è che le persone che entrano in politica in Grecia devono corrompersi per sopravvivere”, ha detto il commentatore politico Nikos Dimou.

“Una persona franca e onesta che non si presta a questo tipo di giochi non ha molte possibilità di sopravvivere nell’arena politica greca.” Dimou ha affermato che il sistema di patronato ha profonde radici storiche come in Italia, risalenti ai cinquecento anni che la Grecia ha trascorso sotto il dominio dell’Impero Ottomano.

Il sistema è stato perpetuato e aggravato dopo la fine di una giunta militare in Grecia nel 1974. “Nuove classi di persone sono entrate in politica e queste persone, diciamo così, erano più affamate”, ha dichiarato Dimou a Reuters. Nello stesso periodo è iniziato anche il predominio di famiglie politiche come i Papandreou, il cui discendente George è stato rimosso dalla carica di capo del PASOK lo scorso anno a causa della sua erronea gestione della crisi.

“I nostri politici non sono solo corrotti, ma hanno anche scarsi livelli di cultura, di intelligenza, di capacità… non hanno mai lavorato nella loro vita, non hanno idea di come vadano i problemi finanziari o sociali e vengono designati per governare il Paese senza aver mai amministrato una piccola azienda nè un piccolo negozio”, ha detto Dimou.

Nel caso delle recenti elezioni in Grecia, i partiti principali sono stati oscurati da Tsipras, nonostante la sua linea di rifiuto del piano di salvataggio internazionale pur volendo rimanere nell’area euro sia stata rigettata dai leader europei perché impossibile.

Sebbene i due Paesi abbiano problemi simili, gli analisti dicono che l’Italia ha avuto almeno la flessibilità di nominare un governo tecnico di rispetto per la seconda volta in vent’anni, cosa che i politici greci hanno respinto.

E sì, anche questo ha radici storiche. Monti si è paragonato a un “podestà straniero” – essendo i podestà governanti esterni chiamati nel Medioevo da città-stato per amministrarle temporaneamente quando queste erano paralizzate dalle dispute.

[Articolo originale “Why are Greek and Italian politicians so bad?”]

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