Diritti riproduttivi delle donne: Vaticano e paesi islamici contro l’Onu – UAAR Ultimissime

11 Novembre 2012 0 Di macwalt

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Diritti riproduttivi delle donne: Vaticano e paesi islamici contro l’Onu

Anche il Con­si­glio Onu per i di­rit­ti umani ri­ba­di­sce, con una re­cen­te ri­so­lu­zio­ne, la ne­ces­si­tà di ga­ran­ti­re alle donne il di­rit­to di ac­ce­de­re alla con­trac­ce­zio­ne e al­l’a­bor­to e di im­ple­men­ta­re po­li­ti­che per la salute ses­sua­le e ri­pro­dut­ti­va. Tutto questo per sal­va­guar­da­re la vita e l’au­to­de­ter­mi­na­zio­ne delle donne. Una pos­si­bi­li­tà ancora negata in molti paesi poveri, nei quali è forte l’in­fluen­za re­li­gio­sa. E che causa la morte di cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di donne in tutto il mondo per ma­lat­tia a tra­smis­sio­ne ses­sua­le e com­pli­ca­zio­ni du­ran­te il parto.

Il quo­ti­dia­no dei ve­sco­vi Av­ve­ni­re ha ri­pre­so oggi in tono al­lar­mi­sti­co la no­ti­zia. La ri­so­lu­zio­ne ap­pro­va­ta du­ran­te la ven­tu­ne­si­ma ses­sio­ne dello United Na­tions Human Rights Coun­cil te­nu­to­si a Gi­ne­vra viene de­scrit­ta con pre­oc­cu­pa­zio­ne come la “prima so­stan­zia­le aper­tu­ra a questi li­vel­li del­l’i­dea del­l’a­bor­to come ‘di­rit­to’ delle donne”. Con­tra­ri, so­prat­tut­to i paesi isla­mi­ci e quelli più cat­to­li­ci, con il sup­por­to del Va­ti­ca­no in qua­li­tà di os­ser­va­to­re.

In realtà ormai da anni ormai pro­prio le Na­zio­ni Unite sono im­pe­gna­te nel ri­co­no­sci­men­to di questi di­rit­ti, come emerge dagli stessi ri­fe­ri­men­ti nella ri­so­lu­zio­ne e dalle linee guida tec­ni­che tese a ri­dur­re “mor­ta­li­tà e in­ci­den­za di ma­lat­tie” tra le madri. Come più volte ri­ba­di­to, con un “ap­proc­cio basato sui di­rit­ti umani”: al fine di ga­ran­ti­re gra­vi­dan­ze più sicure, mi­glio­ra­re l’ac­ces­so al­l’e­du­ca­zio­ne ses­sua­le, alla con­trac­ce­zio­ne ed even­tual­men­te al­l’a­bor­to, sal­va­guar­da­re le donne da ma­lat­tie ses­sual­men­te tra­smis­si­bi­li. E in­vi­tan­do i paesi a ren­de­re pos­si­bi­le tutto ciò. Non si tratta quindi di uno sdo­ga­na­men­to im­prov­vi­so e stru­men­ta­le, come vor­reb­be­ro invece gli an­ti­a­bor­ti­sti. I quali, senza il minimo im­ba­raz­zo, par­la­no ad­di­rit­tu­ra di “ma­ni­po­la­zio­ne dei con­cet­ti” nei do­cu­men­ti.

E’ op­por­tu­no ri­cor­da­re che Va­ti­ca­no e as­so­cia­zio­ni no-choi­ce col­le­ga­te at­tua­no da anni un mas­sic­cio in­ter­ven­ti­smo per orien­ta­re in senso re­strit­ti­vo le ri­so­lu­zio­ni in sede in­ter­na­zio­na­le. Come ac­ca­du­to nella Con­fe­ren­za Rio+20: tanto da far par­la­re di “asse del male contro le donne” del Va­ti­ca­no, dei paesi isla­mi­ci e di altre na­zio­ni au­to­ri­ta­rie. Ma come suc­ce­de anche in sin­go­li paesi, come le Fi­lip­pi­ne.

Una santa al­lean­za che in nome della ‘difesa della vita’, della morale e di un ul­te­rio­re, dis­sen­na­to in­cre­men­to de­mo­gra­fi­co gioca pro­prio sulla pelle delle donne. Contro la più com­ple­ta af­fer­ma­zio­ne delle loro li­ber­tà e l’im­pe­gno delle or­ga­niz­za­zio­ni che le rap­pre­sen­ta­no. No­no­stan­te le ri­cer­che me­di­che met­ta­no in evi­den­za come sia ne­ces­sa­rio ga­ran­ti­re alle donne l’ac­ces­so ad una ade­gua­ta edu­ca­zio­ne ses­sua­le e alle più varie forme di family plan­ning al fine di sal­va­guar­dar­ne la salute. Senza con­ta­re come la con­qui­sta di una mag­gio­re au­to­de­ter­mi­na­zio­ne per le donne abbia in­fluen­za po­si­ti­va anche sullo svi­lup­po e sul­l’af­fer­ma­zio­ne dei di­rit­ti nei paesi più di­sa­gia­ti.

La ri­so­lu­zio­ne pro-choi­ce adot­ta­ta in sede Onu e for­te­men­te voluta dal­l’Al­to Com­mis­sa­rio Navy Pillay — già attiva per ar­gi­na­re norme re­pres­si­ve a fon­da­men­to re­li­gio­so contro gay e donne — è stata per­mes­sa anche grazie alla vi­gi­lan­za del­l’I­heu, l’or­ga­niz­za­zio­ne in­ter­na­zio­na­le che riu­ni­sce varie as­so­cia­zio­ni di non cre­den­ti nel mondo, tra cui anche l’Uaar (che tra l’al­tro ha già fi­nan­zia­to pro­get­ti in favore di or­ga­niz­za­zio­ni fem­mi­ni­li in Uganda). E’ ab­ba­stan­za cu­rio­so che i di­rit­ti delle donne, che tutti i son­dag­gi mo­stra­no come me­dia­men­te più cre­den­ti degli uomini, siano difesi so­prat­tut­to da as­so­cia­zio­ni di non cre­den­ti. Ma non te­nia­mo par­ti­co­lar­men­te a questa esclu­si­va: il mondo sa­reb­be sen­z’al­tro mi­glio­re se anche le con­fes­sio­ni re­li­gio­se fa­ces­se­ro pro­prie tali istan­ze. La let­tu­ra del­l’e­di­zio­ne odier­na di Av­ve­ni­re non depone però a favore di un’im­mi­nen­te svolta in tal senso.

La re­da­zio­ne

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