Conclave, via alle grandi manovre: la cordata italiana cerca un accordo – Il Messaggero

10 Marzo 2013 0 Di macwalt

Si punta a superare le divisioni che nelle ultime due occasioni hanno portato a eleggere uno straniero. – di Franca Giansoldati

Domenica prima del conclave, la messa dei papabili nelle parrocchie romane

Padre Lombardi: fumate alle 12 e alle 19 –  «Habemus Papam» con accento francese: sarà pronunciata dal cardinale Tauran

Conclave dal 12, messa al mattino /Sondaggio –   La data/ Un giorno in più per gli stranieri

L’identikit/ I 115 elettori e perché Ratzinger sarà molto importante

CITTÀ DEL VATICANO – Week end di contatti decisivo. I cardinali stringono sugli accordi mentre sono all’azione dei «pontieri» per ammorbidire gli italiani, perché, come ripeteva con una certa ironia il defunto cardinale Oddi, lo Spirito Santo «soffia certamente nella Sistina ma è anche una questione di voti». 

Al momento di certezze ve ne sono poche. Una situazione fluida in cui non ci sono figure in grado di raccogliere già alla prima votazione, che avverrà martedì pomeriggio, almeno trenta-quaranta voti. Si tratta di un elemento non indifferente sul quale si stanno interrogando gli italiani. Se i nostri cardinali fossero uniti e non attraversati da inimicizie e frizioni personali, allora potrebbero spostare ben 28 voti. Insomma, potrebbero fare da ago della bilancia nelle votazioni successive alla prima (che serve sempre per scoprire le carte) e costituire un fattore accelerante per agglutinare cammin facendo i consensi degli indecisi. In conclave se un gruppo autorevole dà origine sin dall’inizio ad un processo virtuoso a favore di un papabile, allora è più facile che nelle votazioni successive l’attenzione di piccoli gruppetti si sposti in un crescendo. Fino a raggiungere il quorum necessario dei due terzi (77 voti) per la fumata bianca.

GLI ITALIANI
I cardinali italiani di un certo peso (Sodano, Re, Bertone, Bagnasco, Scola, Piacenza) in queste ore sono stati raggiunti da messaggi a favore dell’unità. È stato ricordato loro che dai tempi dello stallo tra Siri e Benelli, causato proprio dalle spaccature esistenti, uscì fuori il Papa straniero, con la conseguente progressiva perdita di influenza della squadra italiana. Insomma, i pontieri all’opera insistono nel fare capire che bisogna individuare spazi di manovra per unire le forze ed evitare la dispersione dei voti. Ma l’impresa è ardua, tessere e costruire è enormemente più difficile che non demolire.

I 115 cardinali elettori sono anche alle prese con un dilemma enorme: la Chiesa post Ratzinger ha bisogno di un Papa pastore, con un grande cuore e capace di gesti profetici, oppure un Papa che governi con mano salda l’istituzione, visto che, sussurra un cardinale «la Chiesa non ha un governo da ben 10 anni. Durante l’agonia di Wojtyla governava Dziwisz, e quindi Ratzinger ha lasciato fare a Bertone».

I PAPABILI
Già un bel dilemma. Papa carismatico o Papa governatore? I papabili in questione, Scola, Scherer, O’Malley, o abbondano in un senso oppure in un altro. Scherer spesso dipinto dai media brasiliani come una figura fredda e banale, governa però una diocesi (San Paolo) di dieci milioni di abitanti, praticamente due volte l’Austria. Conosce le lingue e sa come funziona la curia. O’Malley, invece, ha carisma e polso fermo ma è americano e tanti cardinali si domandano che effetti collaterali avrebbe un Papa Usa in Paesi a maggioranza musulmana dove sono in corso cicliche persecuzioni (Nigeria, Pakistan, Sudan, Egitto, Siria, Iraq, Indonesia). Lui ha intanto mandato messaggi ai suoi fedeli dicendo di non vedere l’ora di tornare a casa. «Ho comprato il biglietto di ritorno». Forse l’unico è Scola che potrebbe mettere d’accordo, un raffinato intellettuale con la fama di organizzatore e una visione globale della Chiesa. Conosce le lingue ma il suo unico neo è l’italianità e una certa freddezza nel tratto umano. A meno che i pontieri…

Conclave, via alle grandi manovre: la cordata italiana cerca un accordo – Il Messaggero.