Bologna, il referendum che tremare il mondo (clericale) fa – UAAR Ultimissime

14 Maggio 2013 0 Di ammiano marcellino

Bologna, il referendum che tremare il mondo (clericale) fa – UAAR Ultimissime.

Vota A423, è il numero-chiave di questo refe­ren­dum. 423 bam­bini tra i tre e i sei anni che si sono tro­vati, a set­tem­bre, senza una scuola del­l’in­fan­zia pub­blica dispo­sta ad acco­glierli. 423 bam­bini che ave­vano come pro­spet­tiva più imme­diata quella di finire in una scuola cat­to­lica, nono­stante la volontà con­tra­ria dei loro geni­tori. Di quei 423 esclusi a inizio anno, 103 lo sono rima­sti anche in seguito. E dire che con un milione di euro si potreb­bero otte­nere tra i 150 e i 200 nuovi posti alla scuola pub­blica comu­nale e sta­tale. Ai geni­tori che chie­dono scuola pub­blica il Comune di Bolo­gna pre­fe­ri­sce invece rispon­dere che “i posti sono finiti, ecco l’e­lenco delle scuole pri­vate”. Cat­to­li­che.

A favore della scuola pub­blica, contro gli ingenti con­tri­buti comu­nali alla scuola pri­vata

È per evi­tare situa­zioni come questa che è nato il comi­tato arti­colo 33. A favore della scuola pub­blica, contro gli ingenti con­tri­buti comu­nali alla scuola pri­vata del­l’in­fan­zia: oltre un milione di euro l’anno, a cui se ne aggiun­gono altret­tanti ero­gati da Regione e Stato. A una scuola quasi esclu­si­va­mente cat­to­lica: 26 scuole su 27, 73 sezioni su 74. Ser­vi­vano 9.000 firme, ne sono state rac­colte 13.000 nella metà del tempo pre­vi­sto. Un appello online supera a sua volta le 8.000 firme. E i primi fir­ma­tari sono illu­stri: Ste­fano Rodotà, Andrea Camil­leri, Mar­ghe­rita Hack. Anche il col­let­tivo di scrit­tori Wu Ming è par­ti­co­lar­mente attivo nel­l’e­sporre le ragioni per il refe­ren­dum. D’al­tronde la Costi­tu­zione parla chiaro e all’ar­ti­colo 33 recita: “Enti e pri­vati hanno il diritto di isti­tuire scuole ed isti­tuti di edu­ca­zione, senza oneri per lo Stato”. Questo prin­ci­pio viene aggi­rato da anni pro­prio per favo­rire il finan­zia­mento delle scuole cat­to­li­che. L’am­mi­ni­stra­zione comu­nale non l’ha presa bene. E ha comin­ciato a frap­porre dif­fi­coltà. Negando l’elec­tion day, con­vo­cando il refe­ren­dum a maggio inol­trato, ridu­cendo il numero di seggi, arri­vando per­sino a con­ce­dere al sin­daco l’uso di Piazza Mag­giore il 25 maggio, gior­nata desti­nata al silen­zio elet­to­rale. Ma non è ser­vito gran­ché. Perché la que­stione è sempre più oggetto di inte­resse, come per esem­pio mostra un arti­colo sulle pagine nazio­nali di Repub­blica, e perché Ste­fano Rodotà ha improv­vi­sa­mente goduto di grande visi­bi­lità. Perché se ne è inte­res­sato anche il pro­gramma Ser­vi­zio Pub­blico, con­dotto da Michele San­toro. Una volta che l’in­te­resse si è dif­fuso a livello nazio­nale, qual­cuno ha comin­ciato a tre­mare. E a rite­nere che fosse pre­fe­ri­bile una vit­to­ria sul campo, piut­to­sto che la chia­mata all’a­sten­sio­ni­smo. L’ar­ci­ve­scovo di Bolo­gna, il car­di­nale Carlo Caf­farra, ha invi­tato i cit­ta­dini a votare. E poi è sceso in campo diret­ta­mente il car­di­nale Angelo Bagna­sco, il capo dei vescovi ita­liani, con tutta la gran­cassa cle­ri­cale. Allora anche la poli­tica è stata costretta a pren­dere posi­zione. E se non sor­prende l’in­vito a votare B (che signi­fica “sì” al soste­gno delle scuole pri­vate) di Mau­ri­zio Lupi, ciel­lino come Caf­farra, sor­prende il furore cle­ri­cale mostrato dal sin­daco Pd, Vir­gi­nio Merola. Che ha comin­ciato una tour­née non a caso anche nelle par­roc­chie, e che in un’in­ter­vi­sta ha dato degli “estre­mi­sti con­ser­va­tori” ai pro­mo­tori del refe­ren­dum. Come se rega­lare soldi pub­blici alla Chiesa fosse una novità: lo faceva già Costan­tino, dicias­sette secoli fa. Merola si è speso con una let­tera aperta che, quan­to­meno su Face­book, si è rive­lata assai con­tro­pro­du­cente. La larga intesa tra Lupi e Merola è con­fer­mata dal­l’in­vito, rivolto all’u­ni­sono, a votare “B come bam­bini”. Quali bam­bini? Quei 423 bam­bini con­si­de­rati di Serie B che sono finiti o hanno rischiato di finire in una scuola con­fes­sio­nale nono­stante la volontà con­tra­ria dei loro geni­tori?

devono “acco­gliere con docile osse­quio del­l’in­tel­li­genza e della volontà l’in­se­gna­mento del Magi­stero”

Perché le scuole cat­to­li­che erano e restano scuole cat­to­li­che, nono­stante i loro fau­tori cer­chino di nascon­derlo, per esem­pio soste­nendo che gli inse­gnanti sono “laici”. Scuole la cui azione edu­ca­tiva, come recita la Carta for­ma­tiva delle scuole cat­to­li­che del­l’in­fan­zia fir­mata pro­prio da Caf­farra nel 2009 su cui si basa la Fede­ra­zione Ita­liana Scuole Materne (orga­ni­smo rico­no­sciuto dalla Cei), “con­si­ste nel­l’in­tro­durre il bam­bino nella realtà, inter­pre­tata nella luce della Tra­di­zione eccle­siale. La realtà, fatta di cose e per­sone, è opera di Dio crea­tore che vi ha inscritto un senso”. Gli inse­gnanti delle scuole cat­to­li­che devono “acco­gliere con docile osse­quio del­l’in­tel­li­genza e della volontà l’in­se­gna­mento del Magi­stero” eccle­sia­stico e “vivere un’e­sem­plare vita cri­stiana”, quindi anche aste­nersi dal­l’as­su­mere com­por­ta­menti che potreb­bero essere giu­di­cati ‘immo­ra­li’ (come la con­vi­venza o l’o­mo­ses­sua­lità). Ma, dice Bagna­sco, la scuola cat­to­lica fa rispar­miare ogni anno sei miliardi allo Stato ita­liano. Ragio­na­mento sba­gliato, e sba­gliato pro­prio dal punto di vista della logica, come abbiamo già spie­gato. È come se Mar­chionne chie­desse soldi allo Stato perché più auto Fiat sono ven­dute, più lo Stato rispar­mierà nei tra­sporti pub­blici. Quel che Mar­chionne non ha il corag­gio di affer­mare, Bagna­sco lo dice. Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che il con­cetto di “rispar­mio” non può e non deve essere l’u­nico ele­mento di valu­ta­zione. È impor­tante che una scuola non discri­mini in base alla fede? Se la rispo­sta è sì, ricor­date che le cat­to­li­che discri­mi­nano. È impor­tante che una scuola abbia una qua­lità ele­vata? Le pri­vate hanno una qua­lità infe­riore (dati Ocse). È impor­tante che sappia acco­gliere stra­nieri e disa­bili? Le cat­to­li­che lo fanno solo con molta resi­stenza. È impor­tante che gli inse­gnanti siano liberi e tute­lati? Quelli delle cat­to­li­che non sono liberi e vivono sovente in una con­di­zione di irre­go­la­rità.

fanno parte del cir­cuito della Chiesa, che però non vuole assu­mer­sene tutto l’o­nere

Ma, soprat­tutto, anche a pren­dere sul serio l’ar­go­mento del rispar­mio, resta il fatto lo Stato e i Comuni rispar­mie­ranno di più non dando nem­meno un euro alle scuole pri­vate. Che comun­que si sono sempre soste­nute e con­ti­nue­ranno a farlo da sole, grazie soprat­tutto alle lau­tis­sime rette, come emerge da una sem­plice occhiata a un qual­siasi listino prezzi. Le fami­glie che vogliono man­dare i propri figli in scuole cat­to­li­che l’hanno sempre fatto e con­ti­nue­ranno a farlo. Queste scuole fanno parte del cir­cuito della Chiesa, che però non vuole assu­mer­sene tutto l’o­nere pre­fe­rendo appal­tarne un pezzo allo Stato, quindi a carico di tutti i cit­ta­dini. Le ragioni per cui si scel­gono le scuole pri­vate sono altre e pro­prio perché sono altre (dare un’e­du­ca­zione reli­giosa ai figli, non fre­quen­tare fami­glie stra­niere o disa­giate, per gli ordini di scuola più ele­vati anche la garan­zia del “pas­sag­gio” e della pro­mo­zione) non devono gra­vare su tutta la cit­ta­di­nanza. A mag­gior ragione se chi ne bene­fi­cia, l’ar­ci­dio­cesi di Bolo­gna, è il più impor­tante pro­prie­ta­rio immo­bi­liare della città (oltre 1.200 immo­bili), e ha incas­sato già 36,5 milioni di euro dall’ere­dità FAAC di cui 22 presso la LGT Bank di Lugano, in Sviz­zera, su un conto a cui ha pron­ta­mente cam­biato inte­sta­zione. Oltre a rice­vere dallo Stato non solo con­grui finan­zia­menti per le sue scuole, ma anche l’an­cor più con­gruo miliardo e più con l’Otto per Mille. Il refe­ren­dum bolo­gnese ha contro quat­tro quinti del con­si­glio comu­nale (dalla Lega al Pd), la Chiesa, molti poteri forti della città. I suoi pro­mo­tori sono come for­mi­che contro gli ele­fanti. Capita però che gli ele­fanti pro­vino molto fasti­dio, nei con­fronti delle for­mi­che. E le for­mi­che bolo­gnesi sono tante e gene­rose. Anzi, edu­cano paci­fi­ca­mente gli ele­fanti distrut­tori. Tra le for­mi­che che hanno pro­mosso il refe­ren­dum e si sono mobi­li­tate c’è anche il cir­colo Uaar di Bolo­gna. Tra gli eventi in pro­gramma c’è la pro­ie­zione del film Un bacio appas­sio­nato di Ken Loach, la cui storia affronta anche le dif­fi­coltà di una inse­gnante di scuola cat­to­lica col­pe­vole di essersi sepa­rata dal marito e di con­vi­vere con nuovo com­pa­gno, e per questo cac­ciata dal­l’i­sti­tuto. Un risul­tato, le for­mi­che, l’hanno già otte­nuto. La classe diri­gente del paese ha una fifa blu che i cit­ta­dini scel­gano un modello di scuola diverso da quello che vor­rebbe imporre. Una scuola basata sul­l’u­gua­glianza, anzi­ché sulle discri­mi­na­zioni fon­date sul censo o sulla fede o sulle larghe intese tra poteri forti che igno­rano le istanze della cit­ta­di­nanza. Una scuola di tutti, anzi­ché una scuola di parte. Una scuola inclu­siva, anzi­ché una scuola che esclude disa­bili e stra­nieri. Una scuola aperta, anzi­ché un ghetto iden­ti­ta­rio. Una scuola plu­ra­li­sta, anzi­ché il dogma mono­con­fes­sio­nale. Una scuola che inse­gni il pen­siero cri­tico, anzi­ché la sot­to­mis­sione alle gerar­chie eccle­sia­sti­che. L’e­sta­blish­ment sa che i cit­ta­dini e le cit­ta­dine di Bolo­gna pre­fe­ri­scono que­st’al­tra scuola. È per questo che invi­tiamo a votare A, il pros­simo 26 maggio.

L’as­so­cia­zione