Genova e altrove: gli studenti che rifiutano in gruppo l’ora di religione – UAAR

8 Ottobre 2013 0 Di ammiano marcellino

Genova e altrove: gli studenti che rifiutano in gruppo l’ora di religione – A ragion veduta.

Una classe intera del liceo classico “Cristoforo Colombo” a Genova, che chiede di non frequentare l’ora di religione. L’episodio viene riportato da Repubblica, che ha intervistato anche il segretario Uaar Raffaele Carcano. E viene presentato come il secondo caso in Italia, il primo di cui dà notizia un organo di stampa. Tanto che la notizia è stata rilanciata anche su altri canali, ed è circolata parecchio su internet.  È dunque l’occasione per discutere della crescente secolarizzazione delle giovani generazioni e delle difficoltà che tuttora incontrano i ragazzi che non vogliono fare Irc. Dal 1995 al 2010, come evidenziato dall’Istat, la frequenza nei luoghi di culto è sensibilmente calata, in tutte le fasce di età ma soprattutto tra giovani e adolescenti. Venti di cambiamento?

il numero di classi in cui nessuno studente frequenta religione è in crescita

Il preside del liceo Colombo, Enrico Bado, parla di “vicenda eccezionale” e minimizza, ma evidenzia come possa essere legata al fatto che si tratta di maturandi dell’ultimo anno, quindi maggiorenni che hanno potuto compiere una scelta in maniera più autonoma rispetto alle famiglie. Come fa notare Piergiorgio Odifreddi sul suo blog, se gli studenti hanno la possibilità di scegliere e non devono sottostare alle direttive della famiglia, vi è la marcata tendenza a non scegliere l’ora di religione. Secondo i dati forniti dalla Conferenza episcopale, il numero degli “avvalentisi” rimane molto alto (attualmente all’89%), ma negli ultimi vent’anni è calato. Il dato è in media più basso nel Centro-Nord e nelle grandi città, zone dove è meno forte il condizionamento religioso. E, guarda caso, nelle scuole superiori. Ma la situazione è ancora fortemente sbilanciata, tanto che la nostra associazione si trova spesso a dover fornire supporto a genitori e ragazzi cui viene resa difficile la scelta alternativa alla religione cattolica, spesso anche per l’atteggiamento ostruzionistico delle stesse scuole. Il condizionamento ambientale continua a giocare a favore dell’Irc. Ma la pressione dei pari comincia a spingere alcuni giovani anche nella direzione opposta, con il risultato che il numero di classi in cui nessuno studente frequenta religione è in crescita, stando alle informazioni raccolte dall’Uaar.

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In realtà vanno chiarite alcune questioni riportate nelle dichiarazioni attribuite al nostro segretario. Il liceo Fracastoro di Verona, citato da Carcano per un caso analogo a quello genovese, era l’unico di cui al momento dell’intervista ricordava il nome. Ma la rinuncia in massa all’ora di religione, in quel caso, non è stata dovuta a un docente integralista, come viene riportato, ma è stata probabilmente la conseguenza del progetto “Odifreddi a scuola” avviato all’epoca dall’Uaar. In classe si decise infatti di partecipare all’iniziativa, che prevedeva l’invio gratuito da parte dell’Uaar di testi del matematico impertinente agli studenti, i quali dovevano recensirli e commentarli. Due classi del liceo Fracastoro aderirono all’iniziativa.

un diritto che la scuola deve garantire per legge, senza addurre alibi

Notizie di intere classi aliene al catechismo in classe circolano comunque da anni, specialmente laddove vi sono docenti particolarmente zelanti. L’Uaar stessa ha raccolto negli anni diverse testimonianze in merito, e lo stesso è accaduto in questi giorni, in seguito alla diffusione della notizia sul liceo Colombo. Non mancano tuttavia anche quelle di genitori costretti a mandare i propri figli a ricevere un insegnamento religioso, con docenti scelti dai vescovi ma pagati dallo Stato. Sebbene la possibilità di un’alternativa — come l’attività didattica, l’uscita o l’entrata anticipata e lo studio individuale — sia un diritto che la scuola deve garantire per legge, senza addurre alibi come assenza di fondi (è il Ministero che copre le spese) o problemi organizzativi. Questi genitori laici o non credenti, anche solo per non lasciare i bambini isolati rispetto alla classe, alla fine cedono. La questione comincia tuttavia a essere affrontata anche sui media, proprio da giornalisti che si trovano in prima persona ad affrontare questi problemi con i figli (come Federico Ferrazza su Wired.it o Alessandro Gilioli su L’Espresso).

Ci auguriamo che la grande diffusione della notizia di Genova convinca tutti coloro che non vorrebbero frequentare a fare il passo di non frequentare più. E che faccia uscire sempre allo scoperto tanti, tra studenti, genitori e insegnanti, che non gradiscono questo insegnamento di cui, come associazione, chiediamo una volta di più la completa abolizione.

La redazione

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