Grillo e la vecchiaia: quando la satira si sostituisce all’argomentazione politica | D I S . A M B . I G U A N D O

4 Novembre 2013 0 Di luna_rossa

 

di Giovanna Cosenza – Da sempre, per suscitare il riso, la satira spoglia il politico dalla dignità che gli proviene dal potere e dal ruolo sociale, per ridurlo alle sue miserie umane, che includono forme di irrazionalità e stupidità, difetti fisici, bassi istinti. Al centro di questa riduzione sta spesso il corpo: niente di più facile, per rimpicciolire e degradare un politico, che focalizzare l’attenzione solo sul suo corpo, mettendone alla berlina i difetti: naso grosso, bassa statura, grassezza, e così via. Perciò, se nella prima Repubblica la satira se la prendeva con la gobba di Andreotti e il pancione di Spadolini, oggi ce l’ha con la bassa statura di Brunetta e i capelli tinti di Berlusconi. Va detto che concentrarsi sul corpo è il modo più facile – addirittura banale – di fare satira (ce la fa persino il Bagaglino): davanti alla caricatura di un pancione, qualunque pancia sembra più piccola, e perciò tutti sono autorizzati a sentirsi più belli, più magri, migliori. Nasce così la sensazione di sollievo e consolazione che induce molti a sorridere. (Assai più difficile, invece, è degradare il politico concentrandosi sui contenuti e sugli argomenti che propone, inchiodandolo alle fallacie, vacuità e contraddizioni di ciò che dice. Ma questa è un’altra storia).

Un modo oggi particolarmente facile per degradare l’uomo di potere è concentrarsi sulla vecchiaia del suo corpo. Facile perché oggi in Italia gli uomini e le donne di potere hanno tendenzialmente un’età avanzata: sessanta, settanta, ottant’anni e oltre. Facile perché sono ormai tanti anni (almeno dal 2005) che Beppe Grillo chiama «zombies», «salme», «morti viventi» i politici e gli uomini di potere con cui se la prende, per evidenziare che dicono e fanno cose antiquate, superate. E a furia di sentirlo ripetere, ci siamo abituati. Facile perché al tormentone di Grillo si è aggiunto Renzi con la rottamazione, altro tormentone cui ci siamo abituati. Perciò se anni fa era una salma Romano Prodi, oggi lo è Giorgio Napolitano ad esempio. Ma anche Eugenio Scalfari, come nel post che ieri Grillo ha scritto contro di lui, sottolineando che «con quell’età e quella barba può scrivere quello che vuole».

Non sto affatto prendendo posizione a favore di Scalfari, intendiamoci. Sto dicendo che non si smonta la posizione di Scalfari dicendo banalmente: «Scalfari è vecchio». Perché un conto è dire cose come questa solo per fare satira. Satira. Un altro è ridurre la propria argomentazione politica a questo. E nient’altro che questo. Un conto era la posizione di Grillo quando faceva solo spettacoli nei palazzetti dello sport e comizi nelle piazze. Solo. Un altro è oggi che in Parlamento ci sono 108 deputati e 54 senatori del Movimento 5 Stelle, che a lui fanno riferimento. D’altra parte, la satira basata sul corpo è talmente banale, che altrettanto banalmente la si può smontare: l’età avanza per tutti, anche per Grillo, che ha già 65 anni. E per giunta ha una bella barba grigia che tende al bianco e sempre più vi tenderà, guarda un po’, proprio come quella di Scalfari. Basta solo che arrivi un altro comico che lo faccia notare. O che fra i giovani del Movimento 5 Stelle si spezzi l’incanto e la vedano quella barba bianca, la vedano. Chi di vecchiaia ferisce, di vecchiaia perisce.

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