L’Italia che vuole cambiare, fra le primarie del Pd e la piazza di Grillo | D I S . A M B . I G U A N D O

9 Dicembre 2013 0 Di luna_rossa

di Giovanna Cosenza – Qualche giorno dopo il confronto su Sky fra i candidati alle primarie del Pd e il V-Day di Beppe Grillo a Genova, ho partecipato a «Impronte digitali» su radiocitta’fujiko, il programma condotto da Filippo Piredda e Inkiostro, con i quali ho ragionato sulla differenza drastica che separa la comunicazione  – e il mondo – di Cuperlo, Renzi e Civati dalla comunicazione – e dal mondo – di Grillo e delle sue piazze. A confronto con la piazza di Genova, i tre candidati su Sky pareva avessero preso tè e biscotti in un salottino elitario, lontanissimo dai problemi reali del paese. C’era di positivo che i tre candidati erano stati – finalmente! – più attenti a seguire alcune tecniche (superficialmente intese) di comunicazione (battute a effetto, storytelling, slogan ripetuti e amenità del genere), ma questa loro attenzione era a tratti troppo marcata, quasi ostentata (soprattutto in Renzi, ma anche in Civati), a tratti incerta (soprattutto in Cuperlo), sicché tutto sembrava troppo studiato a tavolino per essere autentico, e l’effetto complessivo era freddo, esangue, poco coinvolgente.

Ovviamente non si può paragonare un comizio in piazza in cui il leader carica la folla come fa Grillo, con un confronto televisivo (contesto, regole, stile: tutto è diverso), ma lo scarto fra i due eventi (quello del Pd e quello del M5S), a distanza di due giorni, mi era parso talmente grande da essere comunque illuminante: anche in un confronto televisivo, infatti, un candidato può portare emozioni, calore, autenticità, pur diversamente da come li porta in piazza, e questi ingredienti erano mancati a tutti e tre i candidati del Pd, incluso il “bravo comunicatore” Renzi.

Che vincesse Renzi era scontato da mesi. Meno scontato era il numero dei votanti e io, sbagliando, mi collocavo fino a ieri fra i meno ottimisti: avevo sempre pensato che ci sarebbe stato un calo drastico di partecipazione alle primarie, e lo pensavo a maggior ragione dopo aver rivisto Grillo in azione. «Se Grillo ricomincia a scendere in piazza come a Genova – mi ero detta e avevo detto a radiocitta’fujiko – alle prossime elezioni politiche, altro che 25%: il M5S stravince e basta». Invece a votare sono andati in molti, come abbiamo visto. Un numero di tutto rispetto se lo confrontiamo con le primarie del Pd e del centrosinistra degli ultimi anni, strabiliante se lo pensiamo sullo sfondo delle recenti delusioni che il Pd ha dato ai suoi elettori e alle sue elettrici: elezioni perse, inseguimento di Grillo fallito, alleanza col Pdl altalenante, larghe intese che non fanno le riforme e così via. Questo è lo schema pubblicato su Repubblica oggi:

Ma se il Pd negli ultimi mesi ha deluso, perché tanta gente è andata a votare? Per votare Renzi e ribaltare il Pd che ha deluso, diamine. Ma questo allora vuol dire che il “bravo comunicatore” Renzi, che non ho mai considerato – almeno finora – così bravo come tutti dicono, è invece più bravo di quanto io voglia ammettere? Be’, innanzi tutto va detto che la bravura è sempre relativa (come tutto lo è), e se Renzi non è niente a confronto del Barack Obama da cui pretende di trarre ispirazione, è sicuramente più bravo degli altri leader Pd che finora sono circolati. In secondo luogo credo che la piazza di Grillo a Genova possa aver contribuito negli ultimi giorni a convincere ad andare a votare tutti coloro che desiderano un cambiamento rapido e radicale (elettori del Pd ma non solo), ma non sono convinti dalle modalità, dai toni, dalle parole e dalle azioni di Grillo e del M5S. «Se non andiamo, lasciamo tutto a Grillo», si sono detti. E sono andati.

Insomma credo si possa dire ora, col senno di poi, che la piazza di Grillo a Genova e poi anche, nei giorni successivi, tutta l’attenzione che i media hanno riservato al movimento dei Forconi e alle sue minacce, abbia incentivato la partecipazione alle primarie. Sta ora a Renzi dimostrare – e in fretta – di poter realizzare quel cambiamento radicale per cui molti l’hanno votato.

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