La cura di Marchionne lascia molti dubbi sul futuro Fiat in Italia

10 Gennaio 2014 0 Di luna_rossa

gadlerner.it – La lunga intervista di Sergio Marchionne al direttore de “La Repubblica” Ezio Mauro evidenzia come il futuro della produzione in Italia sia oltremodo incerto. Il calo di macchine realizzate nel nostro paese è stato drastico negli ultimi anni, essendosi più che dimezzato tra il 2003 ed ora. Al momento Fiat produce 370 mila veicoli nei vari stabilimenti del nostro paese, e la strategia di riposizionamento nel settore più avanzato del mercato automobilistico presuppone investimenti resi assai difficili dall’attuale situazione debitoria del gruppo italo-americano.  Marchionne vuole lasciare il mass-market delle utilitarie per puntare sulle vetture di maggior qualità, seguendo così la strategia di riposizionamento della Volkswagen che ha portato al successo mondiale del gruppo tedesco. In questo momento i margini di guadagno nel settore di tradizionale forza della Fiat sono troppo bassi, e la concorrenza è fin troppo elevata. Il problema per Marchionne, come ricorda il senatore del PD Massimo Mucchetti oggi su “Il Giornale”, sono principalmente due. Il primo sono gli alti debiti del gruppo – il grading di Fiat e Chrysler è il cosiddetto junk – , che porta alla forte riduzione dei margini causa gli elevati tassi di interesse da pagare. Una difficoltà finanziaria riconosciuta dallo stesso Ceo del gruppo, che apre all’ipotesi del convertendo, che rende difficile ipotizzare investimenti significativi. Il secondo è che finora Fiat non ha dimostrato, nei dieci anni di Marchionne, di saper realizzare macchine di qualità capaci di sfidare la concorrenza, sopratutto nella fascia alta del mercato. Il Ceo di Fiat parla di una trasformazione di Alfa Romeo, che rimane molto nebulosa, mentre l’assenza del suo gruppo sui mercati asiatici evidenzia quanto sia difficile rilanciare il marchio italiano. Marchionne dovrà, dopo dieci anni di cura finanziaria più positiva che negativa, ripensare anche il suo ruolo, per trasformare Fiat in un gruppo che non è mai stato finora. Se ciò non avverrà il Ceo evidenzia, tra le righe, come il futuro in Italia rimarrà ancora molto incerto.

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