Messina – I luoghi dell’ingiustizia, ovvero i non-luoghi | Global Project

10 Gennaio 2014 0 Di ken sharo

di Patrizia Maiorana e Chiara Barresi

Lo stato di eccezione, ossia quella sospensione dell’ordine giuridico che siamo abituati a considerare una misura provvisoria e straordinaria, ha eretto una tendopoli a Messina. La legge, in quanto regola, è stata indebolita a favore di una normalizzazione dell’eccezione che minaccia la tenuta dello Stato di diritto. E’ un impianto burocratico da “stato di emergenza” a mantenere in piedi la cosiddetta “legge Puglia” del 1995, nata per l’esodo dall’Albania, ma che, al di fuori del Testo Unico Immigrazione, resiste nei codici, nonostante norme successive nazionali ed europee su accoglienza e procedure dei richiedenti la protezione internazionale.
La legge Puglia è il passepartout che apre i non-luoghi, come quello nato in ventiquattro ore, il 9 ottobre, nella palestra del Pala Nebiolo di Messina; una creazione supportata da una rappresentazione falsata della realtà, sostenuta da un giornalismo embedded e da una cronaca superficiale del contingente, tendente a dimostrare la tesi dell’ “emergenza sbarchi” in Sicilia e della solita tiritera governativa degli arrivi eccezionali. Nonostante siano 20 mila i siriani approdati in Italia, si tratta di un numero esiguo rispetto ai 2 milioni ospitati nei paesi confinanti.
L’apertura di un centro per richiedenti asilo nel complesso sportivo universitario Primo Nebiolo, prima definito di transito, dove attendere 3,4 giorni, e poi, dopo alcune settimane, battezzato “centro di smistamento”, ha mostrato come la città del “cambiamento dal basso” non abbia saputo reagire alla militarizzazione del proprio territorio. Le logiche securitarie e concentrazionarie hanno ostacolato la proposta di ospitalità diffusa, nata dal basso, l’incapacità di governo ha prodotto un conflitto interistituzionale, tra Comune di Messina e Prefettura. Nel campo del Pala Nebiolo, le condizioni materiali dell’accoglienza al di sotto degli standard minimi, l’insalubrità del luogo, l’assoluta mancanza d’informazione ai richiedenti asilo sulla loro condizione giuridica, l’assistenza sanitaria non adeguata, la mediazione linguistica non sufficiente, unite alle condizioni di “prigionieri di stato” delle 182 persone di diversa nazionalità, hanno prodotto una escalation di proteste e sit in, fuori e dentro il campo.
Il 27 dicembre, dopo il divieto posto dal Comune a prendere parte alla conferenza stampa del sindaco sull’allagamento della tendopoli a seguito delle violente piogge, organizzavamo una contro conferenza in cui il portavoce dei richiedenti asilo annunciava la scelta estrema dello sciopero della fame e l’occupazione del “salotto buono” del palazzo municipale, da parte di 58 richiedenti asilo: gambiani, nigeriani, senegalesi e maliani. Si riusciva nella stessa giornata ad organizzare una visita ispettiva del deputato Francesco D’Uva, entrato insieme a una nostra delegazione.
In tarda serata il sindaco Accorinti si impegnava a richiedere che venisse effettuata un’ispezione da parte dell’Azienda Sanitaria, propedeutica all’ordinanza di chiusura per motivi igienico-sanitari, che chiedevamo da tempo. L’indomani, in serata, una fuga di notizie dal Viminale, annunciava la chiusura della tendopoli su decisione del ministro Alfano. Si sono cercate soluzioni di accoglienza alternativa dove i richiedenti asilo potessero attendere la disponibilità dello SPRAR, ed evitare il trasferimento nei CARA o in altri non-luoghi.
L’Arci Nazionale ha denunciato i trasferimenti illegittimi all’UNHCR. Il 29 dicembre altre persone venivano trasferite verso l’Umberto I di Siracusa, mentre la città rimaneva sorda all’esigenza di esprimere soluzioni abitative: causa mancanza di ospitalità alternative da parte delle autorità civili e religiose, i 58 richiedenti asilo lasciavano il Comune per rientrare nella tendopoli. Il 2 gennaio l’ultimo trasferimento delle 58 persone protagoniste della mobilitazione, verso i CARA di Borgo Mezzanone (Foggia) e Bari Palese: la tendopoli rimaneva vuota.
Il 5 gennaio, inspiegabilmente, 5 pullman hanno fatto ingresso al Pala Nebiolo, direttamente dallo sbarco alle tende. Nessuno uscirà dal campo: sono iniziate le fasi dell’identificazione e il foto segnalamento.
Il 7 gennaio con una conferenza stampa abbiamo denunciato la mancata trasparenza su tutta l’operazione: che fine ha fatto la relazione dell’Azienda Sanitaria? Perché si sta riattivando una caserma militare? Come risponde la prefettura alla non applicazione della convezione da parte dell’Ente gestore? Abbiamo distribuito alla stampa un dossier sulla visita ispettiva, una disamina delle violazioni di legge, e una cronistoria degli eventi.
Continuano le nostre azioni di advocacy e controinformazione…

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