Gli equivoci che si sono sciolti

14 Febbraio 2014 0 Di luna_rossa

renzi

D’accordo, la vicenda è stata molto imbarazzante.

Imbarazzante per questo povero Paese, imbarazzantissima per il Pd, da sotterrarsi dall’imbarazzo per i più devoti fan di Renzi che ancora ieri mattina se la prendevano con i retroscenisti dei quotidiani, “macché Palazzo Chigi, vedrete, Matteo ci stupirà ancora”.

Al netto dell’imbarazzo, tuttavia, c’è di buono che finalmente si sono sciolti un po’ di equivoci e un po’ di ipocrisie.

A iniziare proprio dal tizio che finora era rimasto sugli spalti a gridare che la partita faceva schifo: ora gli hanno messo scarpette e calzoncini, faccia vedere cosa sa fare. Fuor di metafora, non se ne poteva più di vedere il leader del Pd che ogni giorno strattonava un governo di cui il Pd era il maggiore sostenitore in Parlamento. Era veramente grottesco. Almeno ora la pianta e vedremo presto se allo slogan “rottamazione” sa aggiungere solo quello altrettanto mediatico “faccio tutto io”, oppure se ci mette dentro anche qualcosa in termini di contenuti più o meno decenti.

Secondo equivoco risolto, quello della rottamazione, appunto.

Questa crisi è detonata una settimana fa con l’intervista di Squinzi a Radio24, ma il riallocamento da Letta a Renzi dei cosiddetti poteri forti (cioe delle due o tre dozzine di persone che in italia possiedono le maggiori imprese, le maggiori banche e i maggiori media) era evidente già da mesi.

Bastava vedere la velocità con cui tante penne piccole e grandi e non pochi volti tivù si erano spostati su “Matteo”. Bastava leggere un po’ in giro, insomma, dal “Sole 24 Ore” fino al settimanali tipo “Oggi” (il soffietto del suo direttore, un mese fa, era un bel mix di Alessandro Pavolini e Ugo Intini). Del resto, anche i poteri forti in questo Paese non sono furbissimi e solo in autunno hanno capito ciò che agli altri era evidente dall’estate, cioè che Letta non stava combinando una mazza: e che la trincea dell’establishment aveva quindi bisogno di un front man più robusto.

La loro entusiasta conversione, comunque, scioglie anche l’equivoco della rottamazione: l’intento di Renzi era evidentemente quello di far fuori la generazione politica che l’ha preceduto per garantire più efficacemente gli stessi equilibri. Almeno ora lo sappiamo, mica è poco.

Terzo equivoco risolto, quello del Pd.

Che adesso è perfettamente identico agli altri partiti personalistici il cui leader è talmente onnipotente da poter dire e fare tranquillamente una cosa e il suo opposto nel giro di dieci giorni e tutti gli vanno dietro in ogni caso, come i podisti scemi che seguono Forrest Gump quando corre su e giù per l’America. L’hashtag #enricostaisereno è stata una pagina notevole di ipocrisia politica via social media – e chissà se almeno qualcuno dei retwittatori più accaniti oggi arrossisce un po’.

Quarto equivoco risolto, quello del ritorno conclamato del consociativismo, cioè della pratica di decidere a braccetto ciò che conviene alle organizzazioni e alle persone che le compongono.

Non solo per quello che si è scritto ieri (Renzi a Palazzo Chigi fa comodo a quasi tutti i partiti) ma anche per ciò che non possono ammettere e che Cristina Cucciniello ha sintetizzato bene ieri su Facebook: “Noi e gli altri partiti non possiamo permetterci le elezioni: i nostri bilanci sono in default, non possiamo affrontare campagne elettorali, i nostri esponenti non sono credibili e non abbiamo personale con cui sostituirli, non abbiamo una legge elettorale che ci permetta di tenere botta contro Grillo; i nostri peones devono raggiungere i 4 anni e 6 mesi per avere il vitalizio; perciò tiriamo fino al 2018″.

Quinto equivoco risolto, a proposito, è proprio quello del Parlamento, accuratamente tenuto fuori da questa crisi.

Okay, l’avevamo capito che non contava più niente – sono anni che si governa per decreti – ma a questo giro l’hanno peso per i fondelli oltre ogni misura, fondamentalmente perché non potevano far vedere in diretta che il Pd sfiduciava il primo esecutivo presieduto dal Pd.

Insomma, per vergogna.

Tocca fare il solito disclaimer – “non sono grillino, mai votato M5S etc” – o si può dire tranquillamente che questo sputo in faccia al Parlamento è un po’ più grave dei venti ragazzi che volevano occupare un quarto d’ora i banchi del governo, un paio di settimane fa?

Ps. Una prece per Letta. Se avete una mezz’ora libera e un po’ di voglia di sbellicarvi, riascoltate oggi le promesse fatte durante il suo discorso di insediamento alla Camera, il 29 aprile scorso. Il passaggio sull’estensione dello stato sociale ai precari per me resta il punto più comicamente alto, ma rivisto oggi è tutto uno spettacolo tipo sketch del matto che crede di essere Napoleone. Sugli esiti, personalmente quoto Massimo Mantellini: «Forse la mossa più incisiva del Governo Letta è stata fornire ai Bronzi di Riace due profili Twitter».

Gli equivoci che si sono sciolti – Piovono Rane – Blog – L’Espresso.