Alto gradimento

13 Marzo 2014 0 Di luna_rossa

piovonorane.it – D’accordo, c’è una questione di metodo, o se preferite di estetica: era imbarazzante a vedersi e a sentirsi, con quelle slide che nemmeno in un supermercato. E con quella parlantina da giocatore delle tre carte, che quando lo ascoltavi ti veniva da toccarti la giacca per controllare che un suo amico non ti avesse fregato il portafogli mentre lui cercava di imbambolarti.

Una questione di metodo che poi è la stessa di sempre, in Italia, da vent’anni: dalla “spilla acchiappaburini” che brillava in tivù nel 1994 (cit. Enrico Deaglio) fino a quel «sì, avete capito bene!» con cui Berlusconi sdoganò definitivamente lo stile Vanna Marchi promettendo l’abolizione del bollo auto nel 2006.

Non la sottovaluto, per carità, la questione di metodo: è il segno che siamo ancora lì, alla convinzione da parte della politica che qui sotto i cittadini siano tutti «bambini di terza elementare e nemmeno i più svegli», la famosa frase con cui il Cavaliere spiegava ai suoi come parlare alle persone. Siamo insomma all’eterna scontatezza della nostra presunta minorità mentale: ne prendiamo atto, chiedendoci silenziosamente se non ci meritiamo qualcuno che ci tratti da adulti, un giorno.

Ma pazienza, perché poi però ci sono anche le “cose”: i provvedimenti promessi, i soldi magicamente apparsi dal nulla. E premetto subito che non sono tra quelli che sperano in un flop colossale, perché il “tanto peggio tanto meglio” appartiene anch’esso al tempo della minorità e della superficialità.

Ci sono le cose decise e quelle vagheggiate, in un mix talmente ridondante e multiforme che solo uno molto prevenuto in un senso o nell’altro può dire che fa tutto schifo o è tutto bellissimo.

Raffaele Cantone all’anticorruzione, ad esempio, per me è un’ottima idea, se gli danno i mezzi per fare qualcosa e magari anche qualche leggina seria: di quelle che lo stesso Cantone invoca da anni. Altrimenti è solo vetrina: ma vedremo.

Personalmente, considero molto positivo anche il proposito di dedicare tre miliardi e mezzo alla sistemazione delle scuole (parlava solo di quelle pubbliche vero?), visto che cadono a pezzi. Ah, auspicabile che questa decisione sia in qualche modo collegata con la precedente, visto come finiscono gli appalti pubblici con la compagnia di governo di cui si è circondato anche questo premier.

Poi – per rimanere solo ad alcuni degli infiniti punti toccati ieri da Renzi – c’è il megapacchetto degli interventi economici, a partire dagli ottanta euro promessi a chi ne guadagna meno di 1.500 netti, con una spesa totale per lo Stato di dieci miliardi.

Faranno piacere a chi li riceve, ovvio, e porteranno consenso a chi li distribuisce, certo: così come la social card o le dentiere agli anziani meno abbienti, il giro scorso.

Sia chiaro che non è tuttavia, se non in minuscola parte, una redistribuzione delle ricchezze: quei dieci miliardi scovati nella nostra cassa comune, se c’erano, appartenevano già quasi tutti a chi li aveva pagati in tasse, cioè agli stessi dieci milioni di italiani a cui, forse, ora ritorneranno.

È una “misura di sinistra”, come strillano i miei amici renziani? Beh, dipende da cosa si intende per sinistra, as usual. Oggi sul “Giornale” Nicola Porro, che ha idee limpidamente di destra, ne elogia il contenuto ma si lamenta che Renzi lo abbia “scippato” alla destra economica. Quella della definizione è comunque una questione scivolosa, si sa, e che in ogni caso riguarda solo il nostro circoletto di impallinati di politica: fuori, è tutta una ola tra chi riceverà gli 80 euro, a cui di destra e sinistra non frega proprio nulla. Un po’ come se il premier in persona si fosse messo a distribuire banconote in piazza, del resto.

Di sicuro, se si concretizzerà, quella degli 80 euro sarà quindi una misura “di successo”, di alto gradimento. Del resto veniamo da trent’anni di lotta di classe dall’alto verso il basso, in cui i few rich hanno sapientemente rapinato le tasche di tutti gli altri, allargato a dismisura la forbice dei redditi, scarnificato il welfare, azzerato le garanzie sociali ed esteso ovunque la precarietà: ottenendo l’obiettivo di una società mostruosa in cui un Ceo guadagna cinquemila volte un suo dipendente. Insomma, a chi non procura sollievo, dopo una tortura tanto lunga e inumana, un bicchiere d’acqua fresca?

Certo, se il giorno dopo la tortura non ricominciasse, forse sarebbe anche meglio. E un po’ più importante.

Ma mi rendo conto che questo sommesso parere, stamattina, andrà rapidamente incontro al facile destino di essere bollato come “disfattismo”, perché ormai gira così.

Succede, quando su tutto prevale l’alto gradimento.

Alto gradimento – Piovono Rane – Blog – L’Espresso.