“Facebook chiude Whatsapp”, com’è la storia | Wittgenstein

17 Aprile 2014 0 Di luna_rossa

Una settimana fa Facebook ha confermato la notizia di avere intenzione di rimuovere dalle sue app per il mobile la possibilità di scambiarsi messaggi, e di voler usare una app solo per questo, Messenger. La notizia è stata data da diversi siti di news e tecnologia e molto commentata online.

Ieri, mercoledì, la stessa notizia è stata ripresa con cospicuo ritardo dal sito del tabloid inglese Daily Mail. Il Daily Mail produce spesso notizie false o allarmiste di grande traffico – e per questo è usato come frequente fonte dai giornali italiani in cerca di storie ad effetto – ma in questo caso la notizia era vera: solo vecchia, e non c’è niente di male. L’unico problema, si sarebbe visto poi, è che il Daily Mail sceglieva nel titolo un gioco di parole con il nome della app Whatsapp, di recente comprata da Facebook, benché nell’articolo poi non se ne parlasse, se non per dire che Facebook non ha intenzione di unire le due app in una sola.

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Il gioco di parole nel titolo ha ingannato qualcuno in Italia, non si sa chi per primo: forse Repubblica che ha messo per prima con grande evidenza in homepage il titolo “Facebook sta per spegnere Whatsapp”, forse un’agenzia che poi è stata ripresa da tutti (AGi è andata online con simile titolo poco dopo). Fatto sta che nel giro di pochi minuti, sulle homepage di quasi tutti i siti dei giornali e di news italiani – si segnala per esserne stata alla larga La Stampa – ha cominciato ad apparire la notizia che Facebook avrebbe chiuso Whatsapp, in forma più o meno assertiva: notizia che veniva attribuita all’articolo del Daily Mail, il quale però come sappiamo parlava d’altro. Quanto una iniziale traduzione sbadata e precipitosa si sia mescolata a una deliberata ricerca del titolo allarmista e del clic, va’ a sapere.

Dopo sono successe due altre cose, anche queste illuminanti. Una è che un sacco di persone ha letto e condiviso quegli articoli, e tanti assidui utenti di Whatsapp li hanno visti passare e hanno cercato maggiori informazioni, su Google. Trovando così in prima evidenza gli articoli dello stesso tenore e cliccandoci sopra. Col risultato che la pubblicazione di una notizia inventata ha generato un grande traffico sulla notizia inventata, che è la ragione per cui si pubblicano tante notizie inventate.

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L’altra è che – soprattutto grazie alle segnalazioni di molti lettori nei commenti e su Twitter – alcuni siti hanno realizzato l’errore o almeno realizzato che l’errore era stato scoperto (ennesimo promemoria per Umberto Eco e gli altri su chi sia che diffonde le notizie false online e chi è che le corregge, con pazienza): e hanno piano piano modificato quegli articoli fino a rimuovere la storia della chiusura di Whatsapp e a tornare ad aderire al testo originale del Daily Mail (alcuni attribuendo ad altri l’equivoco, o sostenendo che sia avvenuto in tutto il mondo). Con la buffa conseguenza di avere in homepage un articolo che dava in forma ipotetica e attribuita al Daily Mail una notizia che invece aveva girato il mondo una settimana prima, confermata da Facebook (e che alcuni degli stessi siti avevano già pubblicato allora, per giunta).

Alcuni degli articoli online ieri sera (alcuni ancora online tutt’ora).

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