Tk-Ast, Italia tagliata in due per 40 minuti dai lavoratori di Terni: bloccata la A1 a Orte | Umbria24.it

31 Luglio 2014 0 Di luna_rossa

umbria24.it – Invasione pacifica di un migliaio di persone con il sindaco Di Girolamo. Nel pomeriggio la protesta si è spostata alle acciaierie

Tk-Ast, Italia tagliata in due per 40 minuti dai lavoratori di Terni: bloccata la A1 a Orte

 

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Lo avevano detto: «Da giovedì nessuno potrà dire di non sapere». Giovedì è arrivato e, siccome gli operai mantengono le promesse, quello che sta succedendo a Terni lo sapranno in parecchi: bloccata per circa 40 minuti l’autostrada A1 a Orte.

 

Manifestazione sull’A1 La protesta è iniziata al casello dell’autostrada, con gli operai delle acciaierie che – di nuovo in sciopero contro il piano di ThyssenKrupp che potrebbe ‘bruciare’ un migliaio di posti di lavoro e trasformarsi nell’eutanasia dell’acciaieria in quanto tale – hanno deciso che era arrivato il momento di «mettersi i panni della festa», come si dice proprio a Terni. Insomma: di fare sul serio.

C’è anche il sindaco Alle 11.15 sono arrivati al casello di Orte i 12 pullman provenienti da Terni. Tra di loro c’è anche il sindaco Leopoldo Di Girolamo. Gli operai si sono uniti ai manifestanti già presenti sul luogo.

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Prime trattative Intanto, tra il vice questore di Viterbo e i vertici sindacali regionali, sono iniziate delle febbrili trattative perché dal ministero degli Interni «ci è stato ordinato di non far manifestare i lavoratori. Noi non permetteremo loro di entrare». All’arrivo dei circa 600 operai al casello è cresciuta un po’ la tensione. I manifestanti si sono messi a contatto diretto con gli scudi delle forze dell’ordine posizionati a cordone per bloccare l’accesso al casello. A poco è servito. Alle 11.30 i manifestanti sono riusciti ad entrare in autostrada.

LE IMMAGINI DELLO SFONDAMENTO DEL BLOCCO

Tutto bloccato Alle 12 l’autostrada è stata definitivamente bloccata. Si sono formate due code chilometriche sia in direzione nord, che sud. Il vice questore di Viterbo ha discusso a lungo con il sindaco di Terni. «La strada deve essere assolutamente liberata», ha detto il vice questore. Ma, ovviamente, i lavoratori hanno risposto di no. La situazione è rimasta comunque tranquilla, senza scontri.

Obiettivo raggiunto e A1 liberata Dopo la protesta , i manifestanti hanno infine lasciato lentamente l’autostrada dirigendosi verso il casello. Il loro obiettivo l’hanno raggiunto. Hanno lanciato il loro disperato grido oltre i confini della città. Il tutto in una manifestazione pacifica senza alcuno scontro. Dopo circa 40 minuti, infatti, il traffico è tornato a scorrere regolarmente su entrambe le carreggiate. Qualche intoppo in più al casello di Orte con le code causate dalla manifestazione ma il messaggio valeva qualche disagio.

Lo sciopero Le acciaierie si sono fermate, di nuovo, alle 10 di giovedì mattina e gli operai – i sindacati hanno organizzato una carovana di autobus – si sono immediatamente trasferiti ad Orte per ripetere, in proporzioni ovviamente maggiori, quanto già avvenuto lunedì, quando avevano bloccato la statale Flaminia.

La solidarietà Un bel gesto – e quando ci sono devono essere sottolineati e apprezzati – mercoledì è arrivato dai tifosi del Perugia che, in occasione della presentazione ufficiale della squadra, hanno esposto uno striscione nel quale si dicono «al fianco degli operai Ast». Certo, si dirà: il calcio, i tifosi, quella roba lì. Ma intanto c’è stata. C’è. E non si può far finta di niente.

LA STORIA DI AST

Le prese di posizione Se le istituzioni e i sindacati hanno deciso di fare fronte comune, per una pressione congiunta nei confronti del premier, Matteo Renzi, che prossimamente farà tappa proprio nella città dell’acciaio, i lavoratori hanno pensato bene di far capire come la pensano loro.

La protesta prosegue Nel pomeriggio i lavoratori hanno deciso di proseguire nella protesta: in programma c’è la riunione che deve avviare quella nuova organizzazione aziendale che – di fatto stabilendo la fine della vita ‘autonoma’ delle consociate – vuole sancire l’inizio del loro lento declino, trasformandole in mere appendici della casa-madre. E loro si sono piazzati lì: «Perché questo potrebbe essere l’inizio della fine».

 

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