Nei Cinque Stelle è caos, Grillo si fa da parte – espresso.repubblica.it

28 Novembre 2014 0 Di macwalt

espresso.repubblica.it – Nei Cinque Stelle è caos, Grillo si fa da parte. Nomina un direttorio a cinque e sottopone la decisione al voto online. I papabili sono: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Ancora polemiche dopo la cacciata di Artini e Pinna. Il deputato: “Ho parlato con Beppe, ma è stato deludente”. Il movimento a un passo dall’implosione – di Susanna Turco

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mezzo al caos a Cinque stelle, proprio quando per la prima volta i grillini avevano contestato in massa l’ultima espulsione decisa dal capo, di esplosione in esplosione arriva la svolta: Beppe Grillo si fa da parte. “Sono un po’ stanchino”, dice citando Forrest Gump, nel giorno in cui il sondaggio di Ixè per Agorà lo dà per la prima volta sotto a Berlusconi, come indice di fiducia.

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“Il M5S ha bisogno di una struttura di rappresentanza più ampia. Io, il camper e il blog non bastiamo più”, scrive sul suo blog. Largo dunque a un direttorio di cinque grillini che “si incontreranno regolarmente con me per condividere le decisioni più urgenti e costruire, con l’ aiuto di tutti, il futuro del Movimento. Grillo nomina direttamente la pentadirigenza: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia.  Ecco i grillini che hanno passato le selezioni.

Gli iscritti al blog hanno tempo fino alle 19 di stasera per dire sì o no: “Sei d’ accordo con questa decisione? Puoi esprimere la tua preferenza”.

E’ la premessa per un addio? Può darsi. In questo momento nei Cinque stelle tutto è possibile, e – dicono -“Beppe è stanco”. La deputata Patrizia Terzoni comunque dissente: “#BeppeQuestaVoltaNonCisto. Ho votato no e spero che tutti gli iscritti al portale votino no”, scrive su Facebook, chiedendo anche ai “nominati” di fare altrettanto: “Se vince il sì diventeremo un partito ed io non voglio far parte di un partito!”. Nei commenti sul blog, tra posizioni di ogni tipo, c’è chi ritiene che il gran capo abbia azionato il “tasto di autodistruzione, quello definitivo”. Un certo cupio dissolvi del resto c’era già nelle risposte fornite ieri notte alla delegazione grillina che era andata fino a casa sua a Marina di Bibbona, per contestare la cacciata dal movimento dei due parlamentari. “Grillo ha detto che il movimento va bene così, portando come prova i contatti avuti sul sito”, ha raccontato sconcertato al Corriere della Sera il deputato Samuele Segoni: “Ho cercato di fargli capire che il successo di un progetto politica non si misura in click su internet. Ha risposto che ci sbagliamo”.

a cupio dissolvi, in verità, tutta l’operazione dell’ultima espulsione. Dalle motivazioni addotte (la Pinna accusata di non devolvere parte del proprio stipendio, Artini di non rendicontare alcune spese) subito smentite dalla pubblicazione dei relativi bonifici, al metodo: la cacciata diretta, senza passare prima dall’assemblea dei parlamentari, come prevede il regolamento. E, per finire, il giallo sull’orario del sondaggio web  denunciato dagli ex grillini di Occupypalco, che denunciano come alle 17 e 21 lo staff di Grillo sapeva quale sarebbe stato il risultato comunicato dopo le 19 (per dimostrarlo pubblicano uno screenshot del blog di Grillo).

Complessivamente, un piglio sbrigativo che ha fatto emergere le contraddizioni a cinque stelle finora tenute a bada, in un movimento che ha nel suo dna il dissenso, e che pure non lo tollera. “Di danni a livello umano ne ho visti davvero troppi, indietro non si torna, il dado è tratto!”, ha scritto sulla sua bacheca Facebook la deputata Tatiana Basilio. Preannuncio di qualcosa? Non si sa. Anche Artini, che ieri sera ha visto Grillo, parla di un incontro “deludente” e dice che deve “decidere il da farsi”. Intanto, gli altri partiti, a partire dal Pd, già si fregano le mani immaginando una scissione che  cambi gli equilibri parlamentari: certo, è da inizio legislatura che se ne parla, ma finora la fuoriuscita alla spicciolata di 14 deputati e 6 senatori dai Cinque stelle non è stata sufficiente. Chissà se invece, adesso.

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Nei Cinque Stelle è caos, Grillo si fa da parte.