Turchia, brigatisti Dhkp-c: il profilo dei rapitori del pm – lettera43.it

1 Aprile 2015 0 Di macwalt

lettera43.it – Turchia, brigatisti Dhkp-c: il profilo dei rapitori del pm. Oltre 2.500 attentati. Contro forze dell’ordine e America. Poi la svolta kamikaze. Chi sono i terroristi che avevano in mano il giudice Kiraz, morto dopo il blitz. – di Giovanna Faggionato

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Appesa al muro la bandiera con la falce e martello in materiale sintetico. Davanti, il terrorista in completo grigio e basco posticcio con la stella rossa. E in primo piano il servitore dello Stato imbavagliato, con la pistola puntata alla testa e gli occhi che non riescono a guardare davanti a sé. Le immagini dei terroristi turchi che hanno rapito il magistrato Mehmet Selim Kiraz (morto in seguito al blitz della polizia che ha ucciso i rapitori) per fargli confessare l’uccisione da parte della polizia del 14enne Berkin Elvan – ammazzato durante le manifestazioni di Gezi Park – sembrano frammenti di un passato recente rivisitati.

LOTTA ANTI-IMPERIALISTA. E il gruppo Dhkp-c (Partito rivoluzionario di liberazione del popolo) al passato è sopravvissuto. Nati alla fine degli Anni 70, i brigatisti turchi hanno traslocato negli Anni 2000, mantenendo le parole d’ordine della lotta anti-imperialista e l’illusione folle di essere l’espressione di una massa oppressa.

2.500 AZIONI TERRORISTICHE. Sulle loro spalle ci sono oltre 2.500 azioni terroristiche, compresa la rivendicazione dell’uccisione del vice direttore dei servizi segreti turchi nel 1991 e, secondo le forze dell’ordine turche, il tentativo di uccidere il primo ministro Recep Tayyp Erdogan nel 2008. La battaglia del movimento armato è iniziata negli anni del golpe militare del generale Kenan Evren, il capo della Gladio turca, e non è mai finita.

UN ARRESTO PURE IN ITALIA. Si è estesa, diventando una rete internazionale che conta almeno 2 mila membri: nel 2004 Er Avni, considerato dalle autorità turche uno dei dirigenti del movimento, è stato fermato in Italia in un’operazione allargata che ha portato a 53 arresti in cinque Paesi. E si è trasformata, adattata ai tempi, passando dall’omicidio di funzionari dello Stato alle azioni kamikaze in stile qaedista, anche se al termine martirio il gruppo di ispirazione marxista preferiscono il più sobrio ‘sacrificio’.

Trent’anni di militanza armata in nome del ‘partito di massa’

Dursun Karasatas, il fondatore del Dhkp-c.

Dursun Karasatas, il fondatore del Dhkp-c.

Vengono dagli anni di piombo turchi, i ‘brigatisti’ di oggi. Dal gruppo fondato nel 1978 con il nome di Sinistra rivoluzionaria, Dev Sol. Erano gli anni in cui la Turchia contava decine di morti al giorno, 5 mila in un decennio tra militanti di estrema destra e di estrema sinistra.

FINÌ COL GOLPE MILITARE. E quegli anni finirono con un colpo di stato militare, con i carri armati per le strade e la presa del potere del generale Evren, l’uomo della Gladio turca. Allora Dev Sol era un gruppo di resistenza al regime conservatore e filo americano, il governo dei militari che nel 1981 creò il consiglio per la difesa turco americano, mise le basi costituzionali dell’odierno Stato turco e ne influenzò profondamente il posizionamento politico. Vennero create norme di sicurezza speciali per gli oppositori. E il Dev Sol era tra questi.

GLI STATI UNITI NEMICI N.1. Il suo fondatore Dursun Karatas partorì in carcere due tomi di mille pagine in totale – titolo Abbiamo ragione, prevarremo – in cui spiegava gli errori compiuti fino ad allora ed elencava una lista di nemici del movimento: gli Stati Uniti e i loro alleati, i partiti complici del sistema capitalista, i funzionari dello Stato oppressore. Dal 1994 il nome del movimento armato è diventato Dhkp, la sua battaglia ha ripreso vigore e gli attentati non si contano.

PIÙ AZIONI DI HEZBOLLAH. Secondo Bilal Sevinc studioso del fenomeno terrorista in Turchia, il gruppo ha compiuto più azioni dei miliziani Hezbollah: oltre 2.500 attacchi terroristici, stando ai dati del Tnp, il dipartimento di polizia del ministero dell’interno di Ankara. Dice Sevinc che rispetto al movimento sciita le azioni di li attacchi sui civili su simboli e rappresentanti di stato e forze dell’ordine.

Hanno ucciso 51 persone dal 1995 al 2006

Una manifestazione di militanti del Dhkp-c.

Una manifestazione di militanti del Dhkp-c.

Dal 1995 al 2006, i ‘brigatisti’ turchi hanno ucciso 51 persone: 28 agenti di forze di sicurezza o del governo e 23 civili.
E ne hanno ferite 320 (89 civili e 231 funzionari di Stato).

BOMBE CONTRO LA NATO. Hanno messo bombe in almeno 20 strutture americane e della Nato, fedeli alla linea dell’anti-americanismo e strenui oppositori del ruolo centrale giocato da Ankara nella strategia atlantica.
Il loro obiettivo dichiarato è la presa del potere rivoluzionaria. Nel dicembre del 1996 firmarono anche un ‘protocollo congiunto’ ‘intesa con i curdi del Pkk, per avviare una lotta comune «contro l’oligarchia» turca, intesa come il sistema di partiti che avalla lo status quo.

«STATO OPPRESSORE». Molti dei membri del movimento sono sottoposti alla legge speciale sul terrorismo: incarcerati in celle da una o tre persone. Durante le proteste prolungate degli Anni 2000 contro le misure di altissima sicurezza morirono a decine, in seguito allo sciopero della fame e per la repressione della polizia. I loro comunicati parlano di «stato oppressore» e di «compagni pronti al sacrificio» in nome della rivoluzione di popolo. La base sociale del movimento armato sono soprattutto i poveri delle zone urbane, ma la sua influenza, spiega ancora Sevinc, si sta allargando alle campagne.

STRUTTURA PIRAMIDALE E MILITARE. L’organizzazione ha una struttura piramidale di ispirazione marxista leninista, con un comitato centrale da cui dipendono una «struttura del partito di massa», un comitato regionale e una« struttura di fronte». Ogni sottocomitato del comitato regionale, poi, ha referenti per il settore politico come per quello militare. La disciplina è ferrea e l’addestramento è anche psicologico. Quando nel 2008 morì il fondatore Karatas al suo funerale sfilarono 20 mila persone. E sul sito dell’organizzazione apparve il saluto: «Abbiamo perso il nostro comandante, il nostro leader e il nostro zio».

Marxisti kamikaze con simpatizzanti in Unione europea

Istanbul: agenti delle forze speciali bloccano l'accesso al tribunale dov'è stato sequestrato Mehmet Selim Kiraz.

(© Ansa) Istanbul: agenti delle forze speciali bloccano l’accesso al tribunale dov’è stato sequestrato Mehmet Selim Kiraz.

La Turchia lotta, insomma, con fantasmi che non sono affatto fantasmi. Come non lo sono le sue leggi liberticide eredità di anni con cui non sono ancora stati fatti i conti. Il Paese che imprigiona più giornalisti al mondo ha anche un numero elevatissimo di organizzazioni terroristiche. Almeno 60, secondo gli analisti. E la battaglia delle organizzazioni armate prova a incrociare le tante proteste cresicute in una delle nazioni con minore libertà di espressione al mondo.

NELLA LISTA NERA DELL’UE. Nel 2010, lo stesso anno in cui è stato cancellato l’emendamento alla Costituzione che impediva di indagare i generali per le azioni compiute durante gli anni di governo militare, l’Unione europea ha seguito l’esempio degli Usa e ha messo il Dkhp-c nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.
L’operazione Tracia del 2004 ha mostrato che la rete dei sostenitori e dei membri dell’organizzazione aveva sponde in Italia, Belgio, Olanda e soprattutto in Germania tra la numerosa comunità turca. Sempre secondo le informazioni del ministero dell’interno turco, il Dkhp-c recupera fondi da rapine, traffico di droga, ma anche da donazioni di simpatizzanti in mezza Europa. E la scia di sangue non sembra arrestarsi. Anzi, ha preso nuove inquietanti forme.

LA SVOLTA DEI KAMIKAZE. Nel 2001 una donna imbottita di esplosivo si è fatta saltare in aria di fronte alla sede della polizia in piazza Taksim, nel centro di Istanbul, epicentro di tutte le manifestazioni di protesta della metropoli turca. Nell’attacco sono morte tre persone e una ventina sono rimaste ferite: a oggi è l’azione più sanguinosa realizzata dal gruppo. Nello stesso anno è fallito un altro attentato suicida di fronte al ministero della giustizia. Nel 2004 i terroristi hanno provato a far saltare un autobus in occasione del vertice Nato in Turchia. E nel febbraio del 2013 hanno rivendicato l’attentato contro l’ambasciata Usa ad Ankara.

ULTIMO SUICIDIO IL 6 GENNAIO. L’ultimo attacco suicida risale al 6 gennaio 2015. Una donna kamikaze ha ucciso un poliziotto e ne ha ferito gravemente un altro: il Dhkp ha dichiarato di voler vendicare la morte di Elvan, la stessa su cui indagava il magistrato preso in ostaggio il 31 marzo. Il padre del ragazzo ha chiesto che non venga versato altro sangue nel nome di suo figlio. Ma i terroristi che arrivano dal passato provano ad appropriarsi delle battaglie della Turchia di oggi.

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