Turchia sotto assedio: cause della crisi e possibili scenari futuri – it.ibtimes.com

3 Aprile 2015 0 Di macwalt

it.ibtimes.com – Turchia sotto assedio: cause della crisi e possibili scenari futuri – di Emanuele Vena @EmanueleVena |

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Una folla di persone durante il funerale del pm turco Mehmet Selim Kiraz, rimasto ucciso durante il blitz delle teste di cuoio REUTERS/Osman Orsal

Gli episodi di violenza e di panico generalizzato che hanno messo a ferro e fuoco la capitale Istanbul tra la fine di marzo e l’inizio di aprile tratteggiano il profilo di una Turchia spaventata ma, al tempo stesso, dinanzi ad uno spartiacque che potrebbe orientarne il destino futuro.

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Le cause

Per cercare di capire le cause dell’escalation di violenza, bisogna fare inevitabilmente riferimento alla politica portata avanti da Recep Tayyip Erdogan, il “presidentissimo” turco, ormai definito “sultano” dai più strenui detrattori. Tra i maggiori oppositori del presidente e dell’azione del suo partito (AKP) ci sono senza dubbio gli estremisti della sinistra marxista-leninista del Dhkp-C, responsabili del sequestro del procuratore Selim Kiraz, morto insieme ai rapitori in seguito al blitz condotto dalle forze di polizia turche.

I brigatisti turchi – considerati fuorilegge anche da Unione Europea e Stati Uniti, oltre che ovviamente dalla Turchia – da tempo combattono contro un AKP definito come un partito sempre più corrotto, a partire ovviamente dal presidente Erdogan, come espressamente rivendicato dopo l’attacco suicida perpetrato in piazza Sultanahmet nel febbraio scorso, che provocò la morte di un poliziotto.

Ma l’insofferenza nei confronti di Erdogan e dell’AKP non proviene solo dai settori cosiddetti “fuorilegge”. Per trovare ulteriori riscontri, basta limitarsi al Parlamento nazionale, sede di risse furiose a causa della controversa legge sulla sicurezza presentata dalla maggioranza che – sebbene considerata da Erdogan come una norma per salvaguardare la libertà del Paese ed uniformare l’ordinamento turco a quello di larga parte dei Paesi dell’UE – rischia di trasformare la Turchia in un vero e proprio “stato di polizia”, ampliando a dismisura i poteri delle forze dell’ordine e dello stesso presidente.

Il sultano Erdogan

Ma l’operato del presidente trova una decisa opposizione anche all’interno del suo stesso partito. A partire dall’attuale premier Ahmet Davutoglu, con il quale il presidente ha inaugurato una vera e propria diatriba in merito alla paternità della scelta dei nomi del partito per le prossime elezioni parlamentari, fissate per il 7 giugno. La volontà di Erdogan è di avere ampia discrezionalità nella scelta, in modo da poter raggiungere l’obiettivo principale: mantenere un’ampia maggioranza di seggi per la formazione di un nuovo esecutivo monocolore. Ma il sogno vero è un altro: incrementare il bottino sino ai 2/3 dei seggi, per poter procedere alla riforma della Costituzione e trasformare la Turchia in una vera e propria Repubblica presidenziale.

Il punto è che gli ultimi sondaggi dipingono un AKP in difficoltà, che potrebbe non andare oltre il 40% del totale dei voti espressi. Un risultato lontanissimo da quello del 2011 – con l’AKP vicino al 50% – che potrebbe portare ad un vero e proprio crollo di seggi, costringendo il partito del presidente a formare un governo di coalizione. Uno vero e proprio scenario da incubo per Erdogan.

Impatto elettorale

Gli analisti restano però divisi, in merito ai possibili impatti futuri delle violenze odierne. Da un lato c’è chi vede negli episodi di tensione degli ultimi giorni un vero e proprio regalo ad Erdogan, inculcando nell’elettorato una paura crescente che potrebbe spingerlo a tornare tra le braccia sicure dell’attuale presidente. Dall’altro c’è chi ritiene che i sondaggi – che, oltre al calo dell’AKP, evidenziano anche la crescita progressiva del partito curdo – rappresentino una vera e propria bocciatura da parte dell’elettorato nei confronti dell’operato promosso negli ultimi tempi da Erdogan, la cui condotta è considerata sempre più autoritaria, arrogante e megalomane.

Ciò che è certo è che gli eventi degli ultimi giorni contribuiranno inevitabilmente ad infiammare la campagna elettorale, inasprendo i toni ed aumentando i contrasti tra chi (Erdogan) considera le violenze come la prova provata della necessità di una maggiore concentrazione di poteri in poche mani (le sue) e chi invece (i partiti di opposizione) proverà a sfruttare l’attuale clima di tensione per spingere l’elettorato ad un sussulto d’orgoglio, alla ricerca di un risultato elettorale tale da sconvolgere i pronostici e rimettere completamente in discussione il futuro prossimo del Paese.

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