Turchia, 5 anni e 10 mesi di reclusione al direttore del quotidiano d’opposizione Cumhuriyet – Repubblica.it

7 Maggio 2016 0 Di macwalt

L’uomo che ha cercato di sparare a Can Dundar, direttore del giornale turco di opposizione Cumhuriyet, bloccato da un deputato e dalla moglie del giornalista (sulla destra in secondo piano) (afp)

repubblica.it/esteri – Turchia, 5 anni e 10 mesi di reclusione al direttore del quotidiano d’opposizione Cumhuriyet. l giornalista Can Dundar è sfuggito a un attentato davanti al tribunale, uscendone illeso: “So chi ha fatto di me un bersaglio”. Chiude anche il giornale ‘Zaman’: vendite crollate con linea pro-Erdogan. Era stato commissariato in marzo con l’accusa di far parte del presunto complotto di Gulen. Renzi: “Accordo con Ankara non può essere la sola soluzione”

ISTANBUL – È ancora allarme in Turchia per la libertà di stampa. Un allarme che preoccupa l’Unione europea, e lo stesso premier italiano Renzi, per ciò che riguarda l’accordo con il governo di Ankara.

Il direttore del quotidiano turco d’opposizione Cumhuriyet, Can Dundar è stato condannato a 5 anni e 10 mesi di prigione per violazione di segreto di Stato con la pubblicazione dello scoop sul passaggio di armi in Siria.

La corte ha fatto invece cadere le accuse per tentato colpo di Stato. Nello stesso processo, il suo caporedattore Erdem Gul è stato condannato a 5 anni. La procura aveva chiesto 25 anni per Dundar e 10 per Gul. Secondo quanto riferisce Ntv, il tribunale ha deciso che potranno restare a piede libero, in attesa del processo di appello, ma con un divieto di espatrio.

Dundar poco prima della sentenza era scampato a un attentato a colpi d’arma da fuoco davanti al tribunale di Istanbul. Nell’attentato un reporter che si trovava vicino a Dundar è rimasto ferito a una gamba mentre l’uomo che ha sparato è stato arrestato. L’attentatore ha sparato due colpi urlando “traditore” verso il giornalista. “Sto bene. So chi sono i responsabili, chi ha fatto di me un bersaglio” ha scritto su Twitter Dundar.

Watch here the moment of the armed attack against Turkish editor Can Dündar in front of the Istanbul courthouse http://www.imctv.com.tr/can-dundara-adliye-onunde-silahli-saldiri/ 

Photo published for Can Dündar'a adliye önünde silahlı saldırı - İMC TV

L’aggressore è stato identificato come Murat Sahin, 40enne di Sivas, nell’Anatolia centrale. La polizia lo sta interrogando per cercare di capire il movente dell’attacco ed eventuali legami con organizzazioni terroristiche.

A bloccare l’attentatore del direttore di Cumhuriuyet, con la pistola ancora in mano, sono stati la moglie del giornalista, Dilek, e l’avvocato e deputato del partito di opposizione Chp, Muharram Erkek

. “Stavamo uscendo dal tribunale per prendere un the” ha detto Dundar. “Camminavo con mia moglie quando un uomo si è avvicinato e ha gridato ‘Sei un traditore’, e ha sparato contro di me. Non mi ha colpito. Il proiettile ha colpito un collega. Prima mia moglie si è lanciata sull’uomo armato, poi un deputato (che assisteva al processo, ndr) lo ha afferrato da dietro. Non lo conosco, ma so chi l’ha incitato”.

Turchia, urla ‘traditore” e spara al direttore del quotidiano di opposizione

Gul e Dundar hanno trascorso 92 giorni in carcere, circa la metà dei quali in isolamento, ma poi in febbraio la Corte costituzionale ha stabilito che la detenzione prima del processo fosse infondata perché le accuse scaturivano dall’attività giornalistica, portando alla loro liberazione. Il presidente Recep Tayyp Erdogan aveva detto che non rispettava quella sentenza. Erdogan aveva accusato i due di minare la reputazione internazionale della Turchia e aveva promesso che Dundar avrebbe “pagato un prezzo pesante”.

Turchia, stampa sotto attacco: l’aggressione al direttore del quotidiano Cumhuriyet

“Ciò che avviene in Turchia pone sotto un’altra luce, pone un interrogativo sull’accordo”, tra Unione Europea e governo di Ankara, ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervenendo allo State of The Union, a Palazzo Vecchio. “L’accordo con la Turchia non può essere la sola soluzione”.

“Le parole di Dundar – rilevano in una nota il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti – si riferiscono alla violenta campagna di odio scatenata dal presidente Erdogan che ha fatto trascinare in tribunale Can Dundar e il suo collega Erdem Gul, accusati di essere complici dei terroristi per il solo fatto di aver fatto il loro mestiere di cronisti. Qualche giorno fa siamo andati a protestare davanti all’ambasciata turca, ora chiediamo alle istituzione europee di porre il tema della libertà di informazione al centro del negoziato con la Turchia”.

È l’ennesimo episodio limitazione della libertà di espressione della stampa di opposizione, avvenuto nella stessa giornata della comunicazione da parte degli amministratori giudiziari del gruppo editoriale turco Feza di voler interrompere dal 15 maggio le pubblicazioni di Zaman, che era il più diffuso quotidiano nazionale di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan prima di essere commissariato con un blitz della polizia in redazione.

La notizia è stata annunciata da Cnn Turk. Oltre a Zaman, già quasi sparito dalle edicole, verranno chiusi gli altri media del gruppo, tra cui l’agenzia di stampa Cihan, l’unica in grado di coprire i risultati elettorali su base nazionale oltre a quella statale Anadolu.

Turchia, la polizia entra con la forza nella sede del quotidiano “Zaman

Ufficialmente, i commissari giudiziali smentiscono di aver “un piano per la chiusura” di Zaman, sostenendo di aver “lavorato per la pubblicazione e la crescita di questo giornale e continueremo a farlo”. Lo sostengono in un comunicato diffuso dopo le polemiche scoppiate per la notizia dell’imminente chiusura di quello che in Turchia era fino a marzo il più diffuso quotidiano di opposizione a Erdogan. Il destino del giornale appare però segnato dal crollo delle vendite, scese in poche settimane molto al di sotto della soglia di sopravvivenza.

Ai primi di marzo, la polizia aveva fatto irruzione nella redazione di Zaman per insediare due commissari straordinari nominati dalla magistratura. L’accusa nei confronti del quotidiano era di far parte di un complotto contro lo stato ordito dal miliardario e imam Fethullah Gulen, ex alleato del presidente Erdogan e ormai da anni suo nemico numero 1. Gulen, che vive in autoesilio negli Stati Uniti, è accusato da Erdogan di aver infiltrato suoi seguaci nelle istituzioni e nei media.

Il primo atto dei due commissari fu il licenziamento del direttore e del caporedattore; il secondo fu l’imposizione di una linea editoriale completamente filogovernativa. Il risultato, in soli due mesi, è stato l’affondamento del giornale. Le vendite di Zaman hanno vissuto un crollo verticale: prima del commissariamento aveva una tiratura media quotidiana di oltre mezzo milione di copie, oggi ne circolano poco più di 2 mila.

Il suo sequestro aveva rilanciato i già fortissimi allarmi sulla libertà di stampa in Turchia, anche perché il crollo di vendite e audience aveva portato alla chiusura di tv, radio e giornali del gruppo editoriale Ipek, anch’esso commissariato alla vigilia delle elezioni di novembre, sempre per presunti legami con Gulen.