Renzi contro Emiliano: “Non giochi sui vaccini per prendere voti” – Repubblica.it

9 Marzo 2017 0 Di luna_rossa

Consip: “Nessun legame di sangue viene prima della legge. Io sto con i giudici”. Poi un attacco ai pm: “Tante inchieste finite nel nulla, alcune carriere parlano da sole”. A Bersani: “Il partito non è ‘C’è posta per te’. La scissione c’è stata per risentimenti personali”

Michele Emiliano non deve “giocare sulla pelle delle persone” assumendo atteggiamenti ambigui sui vaccini per guadagnare voti. Lo ha detto Matteo Renzi a Porta a porta replicando a un post di Michele Emiliano che nei giorni scorsi scriveva che nel “programma di governo della Regione Puglia non rientra la proposta di vietare l’accesso a scuola dei bambini che hanno scelto di non effettuare vaccinazioni obbligatorie”.

“La cosa dei vaccini un po’ mi ha fatto male – ha aggiunto Renzi – Emiliano sostanzialmente non è stato chiaro come sono stati chiari altri presidenti di Regione, Bonaccini in Emilia Romagna ha fatto un lavoro straordinario”.

“Bisogna avere il coraggio di dire – ha sottolineato l’ex premier – che la vaccinazione non è un favore dell’industria farmaceutica, è un favore alla qualità della vita delle persone. Bebe Vio, una delle donne più straordinarie in Italia, ha detto che sarebbe cambiata la sua vita se avesse fatto un vaccino”.

Ha concluso Renzi: “Non giochiamo sulla pelle della gente alle primarie. Lo dico a Emiliano: evitiamo di strumentalizzare le questioni che riguardano la vita e la salute di tutti. Ci sono tanti argomenti su cui discutere e litigare, litighiamo su questi. Sui vaccini, per prendere un voto in più… Si perde la faccia e la dignità del Pd”.

I rapporti con Bersani. “Ha ragione Pier Luigi Bersani, non ci siamo mai presi sul piano personale. Ma quando stai in un partito non è che stai dalla De Filippi. Non è che stai a C’è posta per te. Se stai in un partito ci sono delle regole e si rispettano. Quando ho perso contro di lui, io non sono scappato dal partito. Gli ho dato una mano a Bersani. Mi sarebbe piaciuta la stessa lealtà. Non la guerriglia permanente”.

Dopo la sconfitta contro Bersani alle primarie “Matteo Richetti o Giorgio Gori mi dissero: che si fa? In tanti dissero che si sta a fare nel Pd. E invece dicemmo: si va avanti insieme perché la nostra lealtà è un elemento fondamentale. Ora rispetto quelli che se ne sono andati ma c’è il Paese che chiama e le discussioni interne contano meno”, ha aggiunto l’ex segretario del Pd.

“Scissione per risentimenti personali”. “Penso che alla base di questa scissione ci siano risentimenti personali, in primis di D’Alema e Bersani, ma io credo che la politica si faccia con il sentimento non con il risentimento”, ha detto Renzi rispondendo a distanza agli strali dei suoi ormai ex compagni di partito, cui ha rivolto “i più grandi auguri”.

“Non faccio polemiche contro di loro ma penso che aver tentato per tre mesi di far passare l’idea che il problema della sinistra in Italia fosse Renzi, come Trump per gli Usa e Le Pen per l’Ue, suoni abbastanza ridicolo alla maggioranza delle persone che vanno alle Feste dell’Unità”, ha aggiunto. Un’altra stoccata per Massimo D’Alema è quella in cui il segretario Pd ironizza sulle contraddizioni in termini come quella per cui “c’è chi chiama ‘Consenso’ un partito e magari poi prende pochi voti…”. Bruno Vespa ha chiesto a Renzi se ci saranno anche le Feste dell’Unità di chi ha fatto la scissione. “Se fai lo scissionista e poi fai le Feste dell’Unità, manco le convergenze parallele…” ha risposto Renzi ricordando che oggi Andrea Rossi ha riunito i volontari delle prossime Feste.

Consip. Per quel che riguarda l’inchiesta Consip “non c’è alcun legame di sangue che viene prima della legge”, ha detto Renzi, nel corso della registrazione dell’intervista. “Ci sono due dimensioni diverse – ha aggiunto renzi – Una è la dimensione del figlio, che quando vede il padre in difficoltà è umanamente preoccupato. Dal punto di vista istituzionale non entro nel merito della vicenda, non la giudico. Io sto dalla parte dei giudici. Chiedo che si vada a processo, si emetta sentenza perché i giudizi non si fanno sui giornali. Mio padre è assolutamente certo di essere innocente e fa la sua parte. Il tempo in cui si cercava di fare le leggi per non fare i processi è finito, io ho cercato di fare le leggi perché si facessero”. “Mio padre ha un avvocato, è assolutamente certo di essere innocente e fa la sua parte”, ha aggiunto Renzi.

“Magistrati specializzati in nulla di fatto”. Secondo Matteo Renzi gli italiani devono tenere a mente le cronache di questi giorni sull’inchiesta Consip perché ciò che conta è la sentenza finale e bisogna ricordare che “alcuni pubblici ministeri sono specializzati in inchieste che arrivano al nulla di fatto”. Ha spiegato Renzi: “Ci sono state in passato alcune inchieste – tra l’altro con alcuni pubblici ministeri specializzati in queste inchieste, hanno una carriera che parla per loro – che sono arrivate al nulla di fatto. Ho chiesto allora (agli italiani, ndr) non di cancellare ciò che è accaduto, ma di ricordarselo bene”.

“Nessun conflitto di interesse”. Matteo Renzi è disposto ad affrontare “tutto”, ma non chi gli si rinfacci poca trasparenza o conflitto di interesse. L’ex premier ha spiegato: “Possiamo discutere di tutto, per quello che riguarda il sottoscritto. Tranne che di conflitto di interesse e mancanza di trasparenza. Dire che mio padre non si è avvicinato al pubblico… è Il minimo che potesse fare”. Ha aggiunto Renzi: “Ovviamente, umanamente son dispiaciuto, non siamo robot. Quando Grillo mi ha scritto che io rottamavo mio padre perché avevo detto ‘se mio padre fosse colpevole, dovrebbe avere il doppio della pena’. Si chiama iperbole…”.

Ora, però, è importante che si arrivi ad una sentenza: “Per esser chiari, io vorrei vedere il processo e le sentenze. Le faccio l’elenco di quelli prosciolti perché non avevano fatto niente – ha detto Renzi a Vespa – l’ultimo è l’ex segretario del Pd di piacenza… Stefano Graziano: Di Maio e i 5 Stelle lo hanno accusato di stare con i ‘Casalesi’, con la camorra. Oh, questo non c’entrava niente. Siccome però ci sono anche quelli che sono camorristi davvero, si vada a processo. Io credo nella giustizia italiana”.

“Non metto bocca su queste tematiche, spetta al ministro dell’Economia, ai ministri competenti”, ha detto Renzi a proposito delle dimissioni di Luigi Marroni dal vertice Consip. Ma non c’è un problema di opportunità politica? “Sicuramente – ha risposto – ma è una valutazione che non spetta a me. Se c’è uno che deve stare fuori da questo sono io, che non sono più presidente del consiglio”.

Toscanità. “Andiamo al ‘reato di toscanità’. In carcere c’è un imprenditore non toscano che per me è innocente fino a quando la sentenza non passerà in giudicato. Dieci anni fa si è fatto due mesi in carcere e poi gli hanno detto che era innocente: l’imprenditore si chiama Romeo, l’assessore che si è suicidato si chiama Nugnes. Sono cittadini innocenti finché non passa in giudicato la sentenza di condanna”.

Renzi ha fatto anche un esempio. “Tempa rossa – ha ricordato – fu una vicenda di un anno fa arrivata del tutto casualmente per il referendum sulle trivelle. Fu indagato un ministro che si dimise, sono stati interrogati altri tre ministri. Da premier dissi: sto dalla parte dei magistrati. Noi siamo per il rispetto delle leggi ma dopo il referendum non se ne è saputo più niente e l’inchiesta è finita in bolla di sapone”.

Quanto alle nomine: “Ai vertici delle partecipate Eni, Poste, Rai, Enel e Fs non c’è un toscano”, ha aggiunto. “Se l’accusa che mi viene fatta è di essere toscano rivendico il diritto delle ‘c’ aspirate ad esistere. Non credo che sia reato la ribollita. Dopo di che, che in qualche salotto romano siamo stati vissuti come un corpo estraneo, è innegabile. Ma l’ho cercato. Io non ho cercato una captatio benevolentiae“, ha ribattuto Renzi a chi lo ha accusato di essersi attorniato di un gruppo di potere toscano.

“E’ un sistema presente solo nei vostri editoriali, non nella realtà – ha detto Renzi ai giornalisti in studio. “Noi abbiamo cambiato tutti i vertici delle aziende. Che ci sia capitato anche qualcuno della Toscana, è normale. Ma sull’inchiesta della Consip – ha aggiunto – io dico solo una parola: si vada a processo, si vada a sentenza. E lo dico al pubblico in studio: ricordatevi di queste ore. E vedremo se ci sarà una sentenza di condanna o no. Perché chi è innocente non ha paura della verità. Sulla mia onestà e sul lavoro trasparente che abbiamo fatto, io non prendo lezione da nessuno”.

Il ministro Lotti. “Il ministro dello Sport Luca Lotti non è accusato di tangenti o altro ma, insieme al comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette, persona straordinaria come tutti i carabinieri, di rivelazione di segreto d’ufficio, un reato molto antipatico e spero che sia perseguito, anche se sono certo della loro innocenza e si vada a vedere. Figuriamoci se fanno una cosa del genere, ma la rivelazione di segreto d’ufficio è una cosa che tutti i giorni viene fatta in alcune redazioni di questo Paese”, ha aggiunto Renzi tra le proteste dei giornalisti presenti in studio. “Io ho difeso Virginia Raggi quando le è arrivato un avviso di garanzia, gli altri non hanno fatto la stessa cosa. Dai Cinquestelle due pesi e due misure”, ha chiosato.

“La Cancellieri non era indagata. Ho chiesto le sue dimissioni perché alzò il telefono e chiamò la famiglia di un indagato per dare solidarietà. Quella cosa lì un ministro non la può fare…”. ha detto Renzi spiegando che il caso di Luca Lotti e quello di Anna Maria Cancellieri e poi di Maurizio Lupi sono diversi. Cancellieri, ha detto , commise “un errore politico” mentre Lotti “non è in questa inchiesta perché è accusato di chissà cosa, tangenti o altro. E’ accusato di rivelazione del segreto d’ufficio”.

Per quanto riguarda Lupi, “si è dimesso lui perché pensò che per la sua famiglia sarebbe stato meglio. Io in quella vicenda non aprii bocca sui giornali perché parlai tutti i giorni con la persona interessata. Lui ha fatto la scelta che era meglio per lui. Se fosse rimasto per me sarebbe stato meglio perché non avrei dovuto fare un rimpasto di governo”.

Massacri mediatici. “A proposito di massacri mediatici in questi mille giorni di governo, si è parlato solo di banche per il salvataggio di quattro banche territoriali e di Banca Etruria. Nessuno ha scritto in maniera evidente che il padre della Boschi è stato archiviato. Ma in questi anni quello che è accaduto nel sistema del credito non è molto chiaro. Monte dei Paschi e Antonveneta, 121, le banche popolari del Veneto, con i cittadini truffati da un sistema che non funzionava… Noi abbiamo fatto delle cose per tentare di smascherare le vergognose pagine del passato. Abbiamo copiato una legge di Ciampi e Draghi di venti anni fa, che non era passata. Ora facciamola davvero la commissione d’inchiesta sulle banche e chi ha responsabilità.
Abbiamo le mani non pulite, pulitissime. Avremo da divertirci”.

Tasse. “Non voglio aumentare le tasse perché sarebbe un errore politico. E’ un errore politico oggi aumentare l’Iva in un momento come quello che stiamo vivendo”, ha spiegato. “Se noi aumentiamo l’Iva, se continuiamo a spremere, spremere, spremere non c’è la facciamo, ma non credo che Gentiloni voglia aumentare l’Iva. Dentro i tecnici dei ministeri l’aumento dell’iva è un evergreen. È facile fare i soldi così,  ma facciamo dei cittadini il bancomat dei politici”.

“Il governo deve dare lo 0,2 per cento e 19 miliardi con le clausole di salvaguardia di quest’anno. Io credo che il governo abbia la possibilità, nei propri numeri, di non far scattare le clausole di salvaguardia, di non aumentare le accise e le tasse. Quando presenterà la manovra daremo una mano perché questo accada”. Sulla tempistica della manovra, prima o dopo le primarie, ha aggiunto, “non lo so, decide il presidente Gentiloni”.

“Tutti gli anni – ha sottolineato Renzi – l’Europa ci chiede un fracco di soldi. C’è un costante dialogo, per questo dico che bisogna difendere il governo italiano. Nel 2014, 2015 e 2016 avevamo circa 20 miliardi di clausole di salvaguardia da non far scattare. Io sono entrato a gomiti alti in Europa, ho litigato con Barroso, Juncker, Merkel e abbiamo ottenuto dei risultati”.

Sul taglio del cuneo fiscale “io ho qualche dubbio. La misura dei cinque punti nell’espierenza del governo Prodi non ha portato risultati. Ma se la vogliono fare… Io non l’ho fatta”, ha detto Renzi.

Il canone tv. Siparietto tra Bruno Vespa e Matteo Renzi, proprio sulle risorse da destinare alla Rai. L’ex presidente del Consiglio ha rivendicato, tra le misure del suo esecutivo, il taglio del canone Rai e qui il conduttore di Porta a porta si è inalberato e ha picchiato per terra il trolley, simbolo del Lingotto in programma da venerdì, appena fatto arrivare in scena.
“Noi abbiamo bisogno di investimenti, lasciamo perdere questo tasto”, ha rivendicato. “Lo sa che noi qui andiamo ancora avanti con le cassette?”, ha incalzato Vespa, con Renzi che ha incassato con un sorriso e si è complimentato  per l’attaccamento all’azienda dimostrato dal conduttore.

Marchionne e la Fiat. “Io credo che Sergio Marchionne abbia salvato la Fiat, perché oggi a Melfi si fanno le Jeep che vanno in America, a Pomigliano non si fanno le Panda perché si fa l’Alfa, a Mirafiori non sono più in cassa integrazione. Se non ci fosse stato Marchionne sarebbero tutti a casa, ma sul tema della tassazione portare la sede in un altro Paese risponde agli interessi di Fca ma non agli interessi dell’Italia”, ha detto Matteo Renzi.

“Il nodo della tassazione mi sta sul gozzo anche a me” quando “le aziende spostano la sede dove la tassazione è meno elevata”, ha aggiunto. “Fiat è stata salvata e questo ha permesso a migliaia di persone di tornare a lavorare” ma “perché non devo avere lo stesso fisco dell’Olanda? ci siamo fatti un po’ fregare dall’Ue, per questo dico diamo una mano al governo”.

“Io disoccupato? Non scherziamo, i disoccupati veri sono persone che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Io come arrivare alla fine del mese me lo trovo. Non facciamo battute sui disoccupati, quelli veri”, ha detto Renzi spiegando di aver avviato una serie di iniziative personali. “Non sono a carico di mia moglie. Io ho una serie di iniziative mie: un libro, sono professore universitario, ho una piccola realtà imprenditoriale però importante e prestigiosa. Io sono diverso dagli altri politici. Sono uscito senza paracadute senza portarmi dietro la seggiolina”.

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