L’insopportabile ipocrisia di chi ieri faceva l’anti-casta e oggi è la Casta – The Vision

31 Dicembre 2018 0 Di ken sharo

Non è facile smettere i panni degli urlatori, camuffare la natura di chi nasce per andare contro qualcosa o qualcuno, e non per costruire. Così la Lega e il M5S, volenti o nolenti, si sono ritrovati a svolgere un ruolo che rappresenta un unicum nella storia politica italiana degli ultimi decenni: continuare a essere forze d’opposizione, pur essendo al governo.

Se per anni il filo conduttore della narrazione si è ridotto a una lotta senza quartiere contro “il sistema”, viene spontaneo far luce su una propaganda che continua imperterrita, nonostante adesso il sistema siano loro. La funzione dell’anti-establishment si esaurisce quando si passa dall’altra parte della barricata. La storia ci insegna che, in gran parte dei casi, le forze rivoluzionarie che rovesciano una dittatura, poi ne instaurano un’altra. In questo contesto, Lega e M5S non sono una forza rivoluzionaria, quanto più un rigurgito da tastiera o un semplice e democratico voto di protesta. Ma soprattutto, non hanno defenestrato nessun dittatore. In caso, utilizzando un termine che hanno usato e abusato brandendolo come un’arma, hanno sostituito un’ipotetica vecchia casta con un’altra. La loro.

Ricordiamo tutti le filippiche contro le spese folli, l’incontro tra morale e retorica dietro il punto: “usate i soldi della gente”. Ecco, la nuova casta si è presto adeguata. Una volta insediato al Viminale, Matteo Salvini ha assunto come collaboratori tutti membri del suo team di comunicazione, aumentando loro lo stipendio. Con i “nostri soldi”, ovviamente. I post di Salvini che mangia Nutella o le invettive contro il clandestino di turno, “le paghiamo noi”. Per l’esattezza mille euro al giorno, come spiega un’inchiesta de LEspresso. Sul versante Cinque Stelle la musica non cambia. Il ministero che spende più soldi (pubblici) è quello per lo Sviluppo Economico, con a capo Luigi Di Maio. Per viaggi, missioni ed extra, l’esborso arriva a 76,5 milioni di euro, che diventano 86,5 se si aggiungono le spese del Ministero del Lavoro, sempre in mano a Di Maio. Alla faccia dei viaggi in seconda classe.

La promessa di battersi contro l’occupazione coatta delle posizioni di potere, di quei ruoli chiave nelle aziende statali e nelle istituzioni, non è stata ovviamente mantenuta. Se prima la lottizzazione della Rai era una piaga da contrastare, adesso mettere Marcello Foa al vertice della televisione  pubblica è diventata la più naturale delle mosse. Non solo un uomo che gira palesemente nella loro orbita quindi, ma anche uno avvezzo alla diffusione di bufale e complotti di bassa lega. Allo stesso modo, è naturale posizionare alla direzione delle reti e dei telegiornali figure amiche. Inoltre, il figlio di Foa è stato assunto nello staff di Salvini, ed è il paradigma di un clientelismo non più celato, ma rivendicato con orgoglio. Il M5S non si è limitato a piazzare gli uomini di fiducia, vuole anche controllare gli argomenti da trattare. Ha chiesto infatti per la Rai una Commissione per la divulgazione scientifica, per selezionare i temi da trasmettere attraverso il servizio pubblico. Salta all’occhio anche la proposta di confinare Fabio Fazio su Rai3, togliendogli la prima serata sulla rete ammiraglia, in seguito ad anni di forti critiche sul web, sia da parte dei Cinque Stelle che della Lega. Si scrive ricollocazione, si legge editto bulgaro.

Fabio Fazio

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